Nuovi ‘tesori’ dallo scrigno di Rosetta

(ASI) -

Rosetta, la storica missione ESA conclusa il 30 settembre 2016 con l’impatto del lander Philae sulla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko, ha svelato la natura mutevole e sorprendente del piccolo corpo celeste ghiacciato nel nostro Sistema Solare. Una delle scoperte più importanti, effettuate grazie alla camera a immagini Osiris a bordo della missione (realizzata con il contributo di Asi e Inaf), è la componente organica del nucleo di 67P: circa il 40% della massa complessiva, formata da carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno, vala a dire gli elementi fondamentali che formano la vita sulla Terra. Ma gli studi approfonditi sulla cometa continuano a produrre risultati scientifici rilevanti. Ieri, 29 ottobre, durante la 64esima edizione dellInternational Symposium and Exhibition (Avs) – che si terrà fino al 3 novembre 2017 a Tampa, Florida – Kathrin Altwegg, Professoressa Emerita dell’Università di Berna, in Svizzera, ha descritto i risultati delle osservazioni condotte da ROSINA (Rosetta Orbiter Sensor for Ion and Neutral Analysis), lo strumento a bordo di Rosetta che ha misurato la composizione chimica dell’atmosfera della cometa e della sua chioma. ROSINA ha utilizzato i suoi due spettrometri di massa per analizzare le rare molecole organiche e i vari isotopi di atomi come lo xeno, compresi i composti contenenti zolfo. Tali misurazioni possono rivelare da dove provengono questi elementi individuati e soprattutto quando si sono formati. “Quello che abbiamo trovato è incredibile: il ghiaccio cometario è più antico del Sistema Solare“, ha detto Altwegg. “Questo significa che le sostanze organiche nella chioma della cometa 67P sono probabilmente ancora più vecchie e quindi come tali, potremmo definirle ‘universali’ e non specifiche del Sistema Solare. Se le comete hanno contribuito all’emergere della vita sulla nostra Terra, simili processi potrebbero essere accaduti o potrebbero accadere altrove nell’universo”. L’inaspettata ‘abbondanza’ di sostanze organiche nella chioma della cometa, insieme ai risultati dello xeno, porta gli scienziati a pensare che le comete potrebbero aver avuto un ruolo importante nella formazione della vita sulla Terra. Lo studio della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko doveva essere completato con le misurazioni in-situ e con il campionamento di materiale dalla superficie del nucleo per una analisi chimico-mineralogica dettagliata, condotte dal lander Philae, ma, a causa di un malfunzionamento nella fase di ancoraggio al suolo della cometa, il lander ha esaurito le batterie entrando in modalità stand-by nella notte del 15 novembre 2014. Da quel momento e fino alla fine della missione ci sono stati solo brevi contatti, nel corso dei quali Philae è comunque riuscito ad inviare alcuni importanti pacchetti di dati. Non resta che aspettare future missioni di esplorazione cometaria per rivelare il materiale inalterato delle comete.

Nuovi ‘tesori’ dallo scrigno di Rosetta
Nuovi ‘tesori’ dallo scrigno di Rosetta