Misteriosi legami

Ci sarebbe un legame tra buchi neri primordiali – formati durante il primo secondo di esistenza del nostro Universo – e materia oscura che potrebbe essere formata da questi ultimi invece che da particelle esotiche massiccie.

L’ipotesi è stata formulata da Alexander Kashlinsky astrofisico presso il Goddard Space Flight Center della NASA che sostiene che la sua interpretazione sia coerente con la nostra conoscenza dei raggi cosmici e del fondo cosmico a raggi infrasrossi e potrebbe fornire la speigazione della fusione dei due buchi neri supermassicci rilevati lo scorso anno dall’esperimento LIGO.

“Se lo studio avesse un riscontro positivo – ha commentato Kashlinsky – allora tutte le galassie inclusa la nostra sarebbero inserite all’interno di un numero considerevole di buchi neri, ognuno di loro grande circa 30 volte la massa del Sole”.

La natura della materia oscura – non direttamente osservabile ma che compone gran parte dell’Universo – rimane uno dei quesiti irrisolti più importanti in abito scientifico e molti sono gli esperimenti che stanno tentando di dare una spiegazione a questo fenomeno.Tra i più recenti l’Alpha Magnetic Spectrometer AMS un laboratorio orbitante installato sulla ISS in cerca di tracce di antimateria e materia oscura e il Fermi Gamma-ray Space Telescope , che ha recentemente mappato alcune delle esplosioni più violente dell’Universo che portano alla produzione di raggi gamma.

“Stiamo facendo molti passi avanti nello studio della materia oscura – ha aggiunto Kashlinsky – grazie ai dati raccolti dalle missioni del passato e dalle più recenti stiamo riducendo la serie di parametri dentro i quali possono celarsi le particelle”.

Kashlinksy analizza la possibilità che esistano dei buchi neri simili a quelli della fusione individuata da LIGO.

Questi avrebbero creato delle distorsioni nella distribuzione delle masse nei primi istanti di vita dell’Universo creando una sorta di fluttuazione la cui impronta sarebbe stata percepita centinaia di migliaia di anni dopo, al momento delle prime formazioni stellari.

L’Universo nei suoi primi 500 milioni di anni sarebbe stato troppo caldo perché la materia ordinaria riuscisse a condensarsi fino a formare le stelle, mentre la materia oscura che interagisce solo a livello gravitazionale, non avrebbe subito influenze del genere e si sarebbe aggregata per mutua attrazione per poi collassare in gruppi di minihaloes che avrebbero distribuito il seme gravitazionale in grado di far aggregare la materia.

Il gas caldo generato sarebbe a sua volta collassato verso i minihaloes formando aggregati di gas così densi da favorire altri collassi e formare le prime stelle. Se ,come riporta lo studio, i buchi neri si sono comportati come la materia oscura il processo di formazione dell’Universo ,così come lo conosciamo oggi, sarebbe stato molto più rapido e le galassie sotto i nostri occhi sarebbero incorporate in parti di materia oscura con le stesse caratteristiche dei buchi neri primordiali.

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