Mercurio svela il suo volto

(ASI) – Un corpo celeste caratterizzato da elevazioni, aree depresse e tracce di attività vulcanica: questo l’aspetto che Mercurio ha mostrato alla sonda MESSENGER della NASA, i cui dati sono stati di vitale importanza per realizzare il primo modello topografico globale del pianeta. MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging), progettata per studiare le caratteristiche e l’ambiente del pianeta ‘battezzato’ con il nome messaggero degli dei, ha fornito alla comunità scientifica un’abbondante messe di materiale che potrà essere utilizzato anche per approfondire i processi di formazione ed evoluzione del Sistema Solare interno. Oltre 10 terabyte di dati, tra cui spettri, mappe e circa 300mila immagini costituiscono il patrimonio inestimabile che la sonda ha messo a disposizione degli studiosi.L’identikit topografico di Mercurio, presentato dalla NASA proprio in concomitanza con il transito del pianeta davanti al Sole, è stato realizzato come modello digitale di elevazione (DEMDigital Elevation Model). Il piccolo corpo celeste presenta una superficie molto varia, con rilievi che si spingono oltre 4000 metri e avvallamenti, dei quali il più profondo misura più di 5000 metri e si trova in un’area chiamata “Bacino di Rachmaninoff”. Nell’immagine in alto, tratta dall’animazione del modello, le zone più elevate sono indicate in marrone, giallo e rosso, mentre azzurro e viola rappresentano le aree incavate. Il nuovo modello topografico globale, prodotto con oltre 100mila immagini riprese da svariate angolazioni, è complementare alla mappa creata con le prime misurazioni di uno degli strumenti della sonda, MLA (Mercury Laser Altimeter). A causa dell’orbita fortemente eccentrica di MESSENGER, infatti, lo strumento era riuscito ad effettuare rilevazioni solo nell’emisfero nord e nella regione prossima all’equatore di Mercurio, lasciando pressoché sconosciuta, sino ad oggi, la maggior parte dell’emisfero sud. La pianura vulcanica di Mercurio (Credits: NASA)

Analizzando nel dettaglio la superficie del pianeta, la zona limitrofa al polo nord ha destato particolare interesse negli studiosi, grazie alle rilevazioni effettuate con lo strumento MDIS (Mercury Dual Imaging System).L’attività eruttiva di epoche remote, infatti, ha sepolto quest’area di Mercurio sotto una vasta coltre di lava che ha creato una pianura di origine vulcanica. Le caratteristiche di questa spianata sono visibili nell’immagine a destra in cui i colori sono stati accentuati proprio per mettere in rilievo l’azione della lava. Lanciata il 3 agosto 2004 da Cape Canaveral, MESSENGER è arrivata a destinazione dopo quasi sette anni, il 18 marzo 2011. Per Mercurio si è trattato della seconda ‘visita’ di un manufatto umano in oltre 30 anni: prima di MESSENGER, infatti, solo la sonda Mariner 10 della NASA si era spinta nella zona più interna del nostro sistema planetario, nel 1974 e nel 1975. MESSENGER, che ha terminato la sua vita tecnica schiantandosi sulla superficie di Mercurio il 30 aprile 2015, ha svolto il suo incarico di ricerca per più di quattro anni. A raccogliere il testimone e proseguire lo studio sul primo pianeta del Sistema Solare sarà nel 2018 la missione Bepi Colombo, che vede l’Italia, tramite l’Agenzia Spaziale Italiana, coinvolta con un contributo scientifico di alto livello.

L’immagine di Mercurio che transita davanti al disco solare

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