Marte, quiete tra due tempeste

(ASI) –

Un ‘volto’ tormentato, plasmato da agenti esterni che nel corso di miliardi di anni gli hanno fatto assumere il look attuale: così si presenta Marte, che nella sua storia più antica ha subito l’azione modellante di corpi celesti esterni cui si devono i numerosi segni da impatto. La cronologia di questi ‘bombardamenti’ è al centro dello studio “A post-accretionary lull in large impacts on early Mars”, supportato dalla NASA e pubblicato lo scorso 25 aprile su Nature Geoscience. Gli autori, ricercatori presso il Southwest Research Institute (SwRI) e l’Università dell’Arizona, sostengono che la ‘doccia’ di corpi celesti sul quarto pianeta del Sistema Solare si sia svolta in due fasi, intervallate da un periodo di stand-by di 400 milioni di anni. Gli studiosi, basandosi sia su dati sia su modelli informatici, si sono concentrati sulla fase più antica del bombardamento di Marte e sulla cronologia degli impatti che hanno dato luogo a bacini di grandi dimensioni. Il più antico ed ampio tra questi bacini è Borealis, un’area che si estende per oltre 9mila chilometri e abbraccia la maggior parte dell’emisfero nord del pianeta; secondo gli autori del paper, la cavità si è formata 4 miliardi e mezzo di anni fa, durante la prima fase di bombardamento. La ‘grandinata’ di oggetti esterni è ripresa poi tra 4,1 e 3,8 miliardi di anni fa, periodo in cui su Marte hanno avuto origine 4 bacini ‘extra large’ e innumerevoli crateri di dimensioni più contenute. Tra le due fasi, un intervallo di 400 milioni di anni in cui non si sono verificati impatti di entità considerevole.

Il bordo meridionale del cratere Argyre (Credits: NASA)I ricercatori, per avvalorare la presenza di questo periodo di quiete, hanno preso in considerazione anche i 4 bacini più recenti (Hellas, Isidis, Utopia e Argyre – quest’ultimo nella foto accanto a destra) e hanno paragonato il loro stato di conservazione con quello di Borealis, constatando che tutti si trovano in una condizione simile.Di conseguenza, qualsiasi altro bacino formatosi cronologicamente tra Borealis e i suoi ‘colleghi’ più giovani avrebbe dovuto conservarsi in maniera analoga, ma nessun altra cavità da impatto ha superato questo test. Per il team della ricerca, i risultati dell’indagine fanno ipotizzare che la tempistica degli impatti sul Pianeta Rosso presenti affinità con quelle della Luna e di Mercurio, specie per quanto riguarda il periodo designato come “Intenso Bombardamento Tardivo” (LHB – Late Heavy Bombardment).Questa fase turbolenta della storia del Sistema Solare viene collocata tra 4,1 e 3,8 miliardi di anni fa, lo stesso periodo individuato dagli studiosi per la seconda tranche di impatti su Marte. Quindi, i ricercatori ritengono che le conclusioni dello studio possano corroborare la teoria del bombardamento tardivo.Infine, secondo gli studiosi, la presenza di una pausa tra due periodi burrascosi getta nuova luce sul passato di Marte e schiude ulteriori scenari di ricerca sull’evoluzione planetaria.

Marte, quiete tra due tempeste
Marte, quiete tra due tempeste