Marte a tutto campo

Piccole buche punteggiano la superficie del polo nord di Marte. Le hanno individuate Mars Global Surveyor e Mars Reconnaisence Orbiter (MRO) mentre si trovavano sopra la regione polare settentrionale coperta da ghiaccio a strati che appare multicolore a causa dei cambiamenti meteo stagionali.

La piccole fosse, disposte su una linea che corre lungo la regione polare , hanno un diametro di circa un metro. Sono note da tempo agli scienziati che le hanno rilevate anche nella zona polare meridionale, ma il loro processo di formazione è ancora avvolto dal mistero.

In entrambe le calotte polari si evidenzia anche la presenza di solchi nel terreno, il cui aspetto è influenzato dalla quantità di polvere che si deposita al loro interno. L’immagine in alto a sinistra e qui, è stata scattata nel 2008 dalla camera da alta risoluzione HiRISE a bordo di MRO: le fosse immortalate sembrano ingrandirsi nel corso del tempo.

L’interpretazione fornita dai ricercatori è che queste buche siano depressioni formate dopo il collasso di una faglia o frattura. Rimangono sepolte dal ghiaccio in inverno che poi sublima durante le stagioni più calde rendendole più esposte e visibili, fino al ritorno del periodo freddo che fa ripartire il ciclo. Gli scienziati proseguiranno con il monitoraggio dell’area durante la prossima estate per valutare eventuali cambiamenti all’interno delle fosse che potrebbero essere indice di segnali di attività delle fratture sottostanti.

Lo sguardo della sonda Mars Express si è invece posato sul sistema di canali di deflusso della Kasei Valles che si estende per 3000 chilometri dalla sua regione di origine Echus Chasma, situata a est della regione vulcanica di Tharsis.

Una combinazione di diversi fenomeni tra cui vulcanismo, tettonica e subsidenza nella regione di Tharsis ha portato un’inondazione massiccia che invaso la Kasei Valles, lasciando segni visibili ancora oggi come quelli riscontrabili sul cratere Worcester. Sopravvissuto alla forze erosive, il cratere mostra ancora le parti a valle intatte: questo ha contribuito a dargli l’aspetto di un’isola dai contorni lineari a causa dei diversi livelli raggiunti dalle acque in episodi differenti. Lo strato di detriti nelle sue vicinanze è ancora intatto, probabilmente a causa di un impatto che si è verificato in epoca successiva all’alluvione.

Le immagini realizzate da Mars Express mostrano anche i segni di un altro cratere piuttosto esteso situato su di un altopiano a circa un chilometro dalla pianura sottostante. Il cratere ha una piccola depressione al suo interno che indica la presenza di uno strato di materiale più sottile, come il ghiaccio, rimasto sepolto dopo l’impatto. I detriti espulsi a seguito dell’evento hanno caratteristiche diverse, questo potrebbe indicare che si sono formati da un differente tipo di collisione.

Le istantanee rivelano anche la presenza di crateri di dimensioni inferiori nella pianura, in direzione opposta al flusso delle inondazioni. Secondo il parere degli scienziati, questi ultimi sono il risultato di collisioni verificatesi dopo l’alluvione: la parte posteriore è modellata da venti che soffiano in direzione ovest e la polvere è rimasta integra, protetta dai bordi in rilievo.

Il cratere Worcester nell’immagine realizzata da Mars Express. Credit: ESA/DLR/FU Berlin

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