L’Universo sulla pelle

“A-a-abbronzatissimi, sotto i raggi del sole… “, recita un vecchio successo dell’estate. “Ma non solo”, farebbe eco oggi un team di ricercatori. Curiosi di sapere da dove viene la nostra tintarella? Ecco la risposta: una piccola parte dei fotoni che ogni secondo si scontrano con la nostra pelle non arriva dalla nostra stella. Una minuscola frazione di essi ha viaggiato attraverso l’Universo per miliardi di anni prima di raggiungerci e concludere la propria esistenza su di noi.

Per essere precisi, 10 miliardi di fotoni al secondo, pari a un centesimo di miliardo della nostra abbronzatura, proviene da fonti extragalattiche e la metà arriva nientemeno che da buchi neri. Insomma, non solo siamo immersi nell’Universo, ma ce l’abbiamo addirittura sulla pelle.

Lo sostiene un nuovo studio pubblicato il 12 agosto sulla rivista Astrophysical Journal. Gli autori hanno misurato per la prima volta con estrema precisione le lunghezze d’onda dei fotoni che colpiscono la Terra prestando particolare attenzione a quelli provenienti dall’esterno della Via Lattea.

La maggior parte della luce che ci colpisce proviene dal Sole. Ci raggiunge in modo diretto, diffondendosi attraverso il cielo, o indirettamente, riflessa dalla polvere dispersa nel sistema solare. Allo stesso tempo siamo inondati da radiazione che ha origine ben oltre la nostra galassia. Gli astronomi la chiamano luce extra-galattica di fondo. Ne siamo ‘bombardati’ costantemente, giorno e notte. I fotoni che la costituiscono nascono da nuclei di stelle di galassie lontane e dalla materia che viene risucchiata dai buchi neri supermassivi.

Il team guidato da Simon Driver, astrofisico dell’International Centre for Radio Astronomy Research (ICRAR) ha realizzato la misurazione più accurata di sempre di questa radiazione in diverse lunghezze d’onda, che variano dalla frazione di un micron ad alcuni millimetri, combinando immagini prodotte da una ‘flotta’ di telescopi spaziali, tra cui Hubble, Herschel, Wise e Spitzer.

Se 10 miliardi di fotoni al secondo ci sembrano un numero enorme e pericoloso, Driver rassicura: “non basterebbero migliaia di miliardi di anni affinché l’esposizione a cui siamo sottoposti ci procuri un qualche tipo di danno”.

In questo senso è l’Universo stesso a darci una mano, attivando un primo filtro protettivo. “Circa la metà della luce ultravioletta che viaggia nel Cosmo – spiega Rogier Windhorst della Arizona State University, co-autore dello studio – è convertita durante il tragitto in lunghezze d’onda meno dannose. Le galassie stesse ci forniscono un crema solare naturale con fattore di protezione 2“, ha detto.

Quindi nessun allarme: per proteggersi dei raggi extra valgono le solite raccomandazioni che ogni giorno ci ricordano giornali e tv: evitare le ore più calde e applicare una buona crema solare. E allora rilassiamoci, sdraiamoci al sole come sempre e prendiamoci la nostra bella tintarella… extragalattica.

Crediti infografica: ICRAR/DAN HUTTON

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