Le zone abitabili dell’Universo

(ASI) –

Dopo l’ultima impresa di Kepler, che settimana scorsa ha scoperto ben 1284 nuovi pianeti, è tornata alla ribalta la regina delle domande rispetto ai mondi oltre ai confini del nostro Sistema solare: abitabile o non abitabile?

Tra i vari fattori considerati per rispondere a questo grande quesito ce n’è uno fondamentale, l’età dei nuovi oggetti celesti individuati.

I più vecchi esopianeti catturati dall’occhio del telescopio spaziale della NASA hanno circa 11 miliardi di anni: in base alle teorie planetarie prevalenti, è proprio qui che potrebbero trovarsi le condizioni adatte alla vita.

Uno studio realizzato da due astronomi statunitensi e pubblicato su Astrophysical Journal fornisce ora un nuovo modello che prende in considerazione stelle invecchiate e antichi pianeti per esplorare l’ipotesi della loro potenziale abitabilità.

Le cosiddette “zone abitabili” sono appunto regioni attorno a una stella in cui i telescopi sono in grado di rilevare tracce d’acqua sulla superficie dei pianeti vicini.

“Quando una stella invecchia e si fa più luminosa – dice Ramses M. Ramirez, del Cornell’s Carl Sagan Institute e uno dei due autori dello studio – la zona abitabile ‘si sposta’ verso l’esterno. Nel nostro Sistema solare, al momento gli oggetti in queste regioni più periferiche sono ghiacciati, così come Europa ed Encelado, le lune che orbitano attorno a Giove e Saturno”.

E la Terra? Gli astronomi affermano che è entrata in quella che può essere considerata la zona abitabile del Sole circa 4.5 miliardi di anni fa, e vi rimarrà ancora per diversi miliardi di anni.

Fino alla trasformazione della nostra stella in gigante gassosa: quando questo accadrà, Mercurio e Venere verranno inglobati dal Sole, e la Terra sarà trasformata insieme a Marte in un bollente pianeta roccioso.

Ecco che a quel punto si sposterà il confine della zona abitabile del Sistema solare, verso mondi più distanti come Giove, Saturno e Nettuno e i loro satelliti.

Ramirez, insieme alla collega Lisa Kaltenegger del Carl Sagan Institute, nel suo modello ha applicato questo meccanismo ad altri sistemi planetari, alla ricerca di una zona abitabile simile a quella che ha incontrato la Terra.

“Nel futuro più lontano – commenta Kaltenegger – questi mondi orbitanti attorno a piccoli soli potrebbero diventare abitabili, forse addirittura dare inizio alla vita proprio come è avvenuto sul nostro pianeta”.

Le zone abitabili dell’Universo
Le zone abitabili dell’Universo