Kepler suona la ‘carica dei mille’

Sistemi planetari remoti, mondi che orbitano intorno alla loro stella proprio come avviene per la Terra, corpi celesti che potrebbero avere condizioni favorevoli per lo sviluppo della vita: è questo lo scenario che emerge dall’ultima fatica di Kepler, il telescopio spaziale della NASA ha infatti scoperto 1284 nuovi pianeti. E’ stato un metodo statistico a permettere al team scientifico della missione di fare una simile ‘caccia grossa’ in un colpo solo. Con questo sistema gli studiosi hanno potuto procedere rapidamente, analizzando nello stesso tempo le caratteristiche dei vari aspiranti pianeti sul ‘catalogo’ realizzato dal telescopio nel luglio 2015.Sono le differenze nella luminosità stellare la chiave di volta del metodo investigativo di Kepler, che capta la diminuzione di lucentezza quando un pianeta transita davanti alla sua stella di riferimento. Su 4302 corpi celesti presi in considerazione, solo 1284 hanno superato la soglia del 99% prevista per ottenere lo ‘status’ di pianeta. Tra questi 550 presenterebbero una natura rocciosa come la Terra e 9 esemplari di questo sottogruppo orbitano intorno alla loro stella nella cosiddetta ‘zona abitabile’. Il telescopio Kepler (Credits: NASA) Si tratta quindi di pianeti che si trovano ad una distanza dal loro ‘sole’ tale da consentire in superficie la presenza di acqua allo stato liquido, condizione basilare per lo sviluppo di forme di vita. La scoperta di pianeti al di fuori del Sistema Solare risale a più di vent’anni fa con 51 Pegasi b e Kepler, missione del Discovery Program della NASA ideata proprio con lo scopo di individuare queste specifiche realtà, ha dato un notevole impulso a questo particolare ambito di ricerca.Dei 5000 ‘candidati’ pianeti individuati sino ad oggi, oltre 3000 sono stati sottoposti a verifica e, tra di essi, ben 2325 sono stati colti dall’infaticabile occhio di Kepler. Lanciato il 6 marzo 2009 da Cape Canaveral, Kepler in quattro anni di lavoro ha passato in rassegna 150mila stelle in un’unica porzione di cielo e, ‘sopravvissuto’ al guasto dei giroscopi nel 2013, dovrebbe rimanere operativo fino al 2018.

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