Il freddo uccide il Coniglio di Giada

(ASI) – Il “Coniglio di Giada” è morto di freddo sulla Luna. Il rover cinese “Yutu”, che porta il nome di una creatura immaginaria presente nella mitologia di molti Paesi dell’Estremo Oriente, ha cessato di operare. Non ha resistito alle rigide temperature dell’ultima notte lunare, iniziata lo scorso 28 luglio. Ne dà notizia l’agenzia cinese Xinhua.

Sbarcato a dicembre 2013 nella regione del Mare Imbrium, cratere d’impatto di un meteorite di circa 3,9 miliardi di anni fa, il rover a sei ruote della Chinese Academy of Sciences è stato il primo, dopo 37 anni, a compiere un allunaggio morbido sulle sabbie seleniche del nostro vicino di casa nel Sistema solare. Facendo della Cina il terzo Paese, dopo Stati Uniti ed ex Unione sovietica, capace di mandare un veicolo automatico sul satellite terrestre.

Progettato per durare tre mesi, il rover ha operato invece per 31 mesi, durante i quali il robottino cinese ha inviato a terra preziosi dati sulla geologia lunare e numerose immagini del nostro satellite, nonostante avesse perso quasi subito, a poco più di un mese dallo sbarco, la capacità di muoversi. Malgrado gli acciacchi, negli ultimi due anni e mezzo il rover Yutu ha sempre superato indenne le notti lunari, che durano circa due settimane, grazie a una speciale stufa al plutonio, che gli ha permesso di sopravvivere a temperature di -180 gradi Celsius. L’ultima, però, gli è stata fatale.

Yutu, parte del lander “Chang’e 3”, è un po’ più piccolo dei cugini Opportunity e Curiosity della NASA, che stanno esplorando la superficie di Marte. Pesa 140 chili ed è alto 1,5 metri. Uno dei suoi risultati scientifici più significativi è la scoperta di un nuovo tipo di roccia lunare. Un basalto differente, più giovane, rispetto ai campioni studiati dalle missioni Usa Apollo e dai lander sovietici “Luna”. “Questo risultato – sottolinea Lin Yangting, della Chinese Academy of Sciences – indica che l’emissione di magma sulla Luna è durata più a lungo di quanto ci aspettassimo”.

Chang’e 3, come evidenzia il nome stesso, è la terza missione lunare cinese, dopo gli orbiter lanciati nel 2007 e nel 2010. La Cina ha in programma di lanciare, nel 2017, la missione Chang’e 5, che raccoglierà campioni di roccia lunare da riportare sulla Terra. E, nel 2018, sarà la volta di Chang’e 4 che, nei programmi della Chinese Academy of Sciences, sarà il primo lander a sbarcare sul lato oscuro della Luna. Ci vorranno ancora alcuni anni, invece, per l’allunaggio dei primi “taikonauti”, gli astronauti cinesi, atteso non prima del 2025.

Crediti Foto: Chinese Academy of Sciences/NAOCScience and Application Center for Moon and Deepspace Exploration

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