Il DNA dei gemelli Kelly

(ASI) – Viaggiare nello spazio potrebbe modificare il patrimonio genetico degli astronauti. È quanto affermato pochi giorni fa dagli scienziati dello Human Research Program della NASA, che hanno presentato i primi risultati di un esperimento davvero unico: l’analisi degli effetti della microgravità sul DNA di due gemelli.

Protagonisti assoluti sono Scott e Mark Kelly, due gemelli identici entrambi astronauti.

I gemelli Kelly sono omozigoti, e quindi condividono lo stesso DNA. Inoltre, facendo lo stesso mestiere, hanno avuto una vita piuttosto simile.

Ma c’è una grande differenza: Mark ha trascorso in tutto 54 giorni nello spazio, mentre Scott ha passato quasi due anni in orbita attorno al nostro pianeta, di cui un anno intero in una missione che si è conclusa lo scorso marzo.

Questo ha ispirato la NASA ad attivare un filone di ricerca noto come Twins Study, studio sui gemelli, per trovare eventuali differenze biologiche tra i due Kelly prima e dopo l’ultima missione.

E così, dal ritorno di Scott, gli scienziati hanno iniziato ad analizzare e confrontare i dati genetici dei gemelli, per trovare eventuali cambiamenti causati dalla microgravità.

I primi risultati diffusi dalla NASA mostrano che effettivamente qualche differenza c’è: Scott, che ha passato molto più tempo nello spazio, presenterebbe rispetto a Mark alcune alterazioni nell’espressione genica e nella metilazione del DNA, ovvero quel meccanismo epigenetico usato dalle cellule per gestire appunto l’espressione dei geni.

Nello studio sono stati considerati vari parametri prima, durante e dopo il viaggio: dalla lunghezza dei telomeri (le regioni finali di un cromosoma, composte da DNA altamente ripetuto) allo stato del microbioma (l’insieme del patrimonio genetico e delle interazioni ambientali di un organismo).

Secondo i ricercatori, tutti i parametri analizzati risultano modificati nell’astronauta che ha trascorso più tempo in orbita.

Serviranno ulteriori analisi per confermare i dati, che comunque potrebbero non essere generalizzabili dal momento che lo studio è stato effettuato solo su due soggetti.

“Ma il valore più grande di questa analisi – commenta Andrew Feinberg, genetista della Johns Hopkins University School of Medicine – è mostrare che siamo stati in grado di farla. Non credo che prima le persone potessero realizzare che sarebbe stato così facile fare esperimenti di genomica sugli astronauti nello spazio.”

Il DNA dei gemelli Kelly