Il blazar più lontano

Una luce così distante nel cielo non era mai stata misurata prima. È il nuovo record di un team di astronomi che ha coinvolto ben 36 istituzioni in tutto il mondo: un’impresa internazionale il cui risultato è stato il calcolo della luminosità di un oggetto lontanissimo nel tempo e nello spazio.

Per comprendere la portata della scoperta occorre fare un salto indietro nel tempo di circa 7 miliardi di anni, quando un’immensa esplosione si è verificata nel buco nero al centro di una galassia. A seguito di questo violento fenomeno, è stata emessa una grande quantità di raggi gamma ad altissima intensità.

La luce sprigionata da queste radiazioni ha viaggiato nel corso dei millenni, fino ad arrivare alla portata di una ‘squadra’ di telescopi, MAGIC in testa.

Il telescopio, che si trova sull’isola La Palma alle Canarie, è infatti riuscito a catturare e identificare la fonte luminosa proveniente da così lontano. Il misterioso oggetto distante si chiama QSO B0218+357 e appartiene alla famiglia dei blazar, sorgenti altamente energetiche e molto compatte associate a un buco nero supermassiccio al centro di una galassia ospitante.

I risultati, pubblicati su Astronomy & Astrophysics, confermano che l’evento è avvenuto 7 miliardi di anni fa, quando l’Universo aveva meno della metà della sua età attuale.

L’articolo spiega che i raggi gamma emessi dal blazar e rilevati da MAGIC non hanno viaggiato direttamente verso la Terra. Circa un miliardo di anni luce dopo aver iniziato il loro viaggio, hanno infatti raggiunto la galassia B0218+357G.

Paradossalmente, è stata proprio questa deviazione a premettere agli astronomi, molto tempo dopo, di identificare la fonte luminosa: il tutto grazie a un fenomeno noto come ‘lente gravitazionale‘, predetto dalla Relatività Generale di Einstein.

Si tratta di una particolare deflessione della radiazione emessa da una sorgente luminosa a causa della presenza di una massa posta tra la sorgente e l’osservatore. In questo caso, la galassia era per così dire posizionata tra noi e il blazar, amplificandone la luminosità e permettendoci così di osservarla.

“È stata la prima volta – commenta Julian Sitarek dell’Università di Lódź in Polonia e co-autore dello studio – in cui siamo stati in grado di misurare fotoni così energetici che venissero deviati dal fenomeno della lente gravitazionale”.

Oltre a costituire una grande novità dal punto di vista delle osservazioni astronomiche, questo blazar distante costituisce dunque anche un’ulteriore prova della teoria einsteiniana della relatività.

Il fenomeno della lente gravitazionale. Crediti: Daniel Lopez/IAC; Hubble image of B0218+357G credits: NASA/ESA; AGN image credits: NASA E/PO – Sonoma State University, Aurore Simonnet

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