I segreti di Beagle 2

(ASI) –

Mentre il team di Schiaparelli, grazie ai dati inviati dal veicolo e alle immagini di MRO, sta lavorando al rapporto che spiegherà cosa effettivimente è andato storto lo scorso 19 ottobre durante i sei minuti di discesa marziana, un gruppo di ricerca delle Università di Leicester e De Montfort sta cercando di fare luce su un ‘mistero’ marziano che a distanza di 13 anni risulta ancora irrisolto: quello del lander Beagle 2.

Lanciato nel 2003, non ha mai inviato a terra dati né segnali, tanto che, per il team di missione, la storia marziana di Beagle è un rebus tutto ancora da risolvere. Oggi una collaborazione tra scienziati e designer digitali aggiunge una nuova tessera al puzzle. Utilizzando una tecnica di ricostruzione in 3D i ricercatori non solo hanno confermato che Beagle è atterrato, ma ha dispiegato almeno tre dei quattro panneli solari di cui era dotato. Ma allora perchè non ci ha mai parlato? E’ quello che stanno cercando di capire gli scienziati. Ma andiamo con ordine.

Siamo nel dicembre 2003, dopo un viaggio lungo sei mesi l’Europa con la sonda Mars Express conquista per la prima volta l’orbita del pianeta rosso. A bordo del satellite ESA – ancora oggi in volo sui cieli di Marte tanto da essere la seconda missione più longeva attorno a un corpo extraterrestre – il lander britannico Beagle 2, un piccolo laboratorio di esobiologia dal design estremamente innovativo che avrebbe dovuto cercare tracce di vita passata o presente sul vicino mondo rosso. Tra le sue dotazioni uno ‘strumento talpa’ in grado di scavare il suolo del pianeta rosso e prelevarne dei campioni per l’analisi in situ.

Il 19 dicembre 2003, come da programma, Mars Express rilascia Beagle 2. L’atterraggio sulla superficie di Marte è atteso per il 25 dicembre. Il segnale che dovrebbe confermare il landing è una canzone, appositamente scritta dal gruppo britannico Blur per dare supporto finanziario al progetto ideato da un gruppo di accademici inglesi, capeggiati dal professor Colin Pillinger.

Quelle note però non arriveranno mai al Centro di Controllo di Leicester. Tra gennaio e febbraio 2014 l’ESA tenta di mettersi in contatto numerose volte con Beagle attraverso la sonda madre Mars Express, ma senza successo. Il 6 febbraio, a valle dell’ultimo tentativo di contatto fallito, l’Agenzia europea dichiara persa la missione.

Che fine abbia fatto Beagle rimane un mistero per circa 11 anni. Poi, nel gennaio 2015, l’annuncio: il lander è stato ritrovato, presumibilmente intatto, immortalato sulla superficie di Marte dalla fotocamera HIRISE del Mars Reconnaissance Orbiter, la stessa sonda che ha fotografato Schiaparelli.

Le immagini di MRO suggeriscono che due dei quattro pannelli solari non si siano dispiegati oscurando quindi l’antenna radio di comunicazione del veicolo spaziale. Oggi, la nuova ricerca, basata su uno studio approfondito del riflesso della luce solare a diverse angolazioni, ha permesso di ricostruire in 3D la configurazione di Beagle.

Il rendering mostra il veicolo adagiato su Marte, rivelando che i pannelli aperti siano almeno tre su quattro ma confermando l’ipotesi dell’oscuramento dell’antenna come causa più probabile del silenzio di Beagle.

Posto quindi che sia integro, il lander potrebbe essere in qualche modo riattivato? E’ improbabile, ma non impossibile. L’operazione però non può essere svolta da remoto e il rover più vicino su Marte si trova ad alcune migliaia di chilometri.

Non resta quindi che un modo: raggiungerlo. Chissà che una futura missione umana non ci riesca e recuperando i dati raccolti dal lander prima dell’esaurimento delle batterie di bordo non si possa finalmente scrivere tutta la storia di Beagle.

I segreti di Beagle 2
I segreti di Beagle 2