I ‘bollori’ di Encelado

(ASI) – È il sesto satellite naturale, per grandezza, tra quelli che costituiscono la numerosa famiglia del ‘gigante ad anelli’ e sotto il suo look glaciale nasconde un ‘cuore’ caldo. Si tratta di Encelado, luna di Saturno scoperta da William Herschel nel 1789, che torna alla ribalta per le temperature registrate al suo polo sud dalla sonda Cassini. Queste peculiarità termiche sono al centro dello studio “Thermally anomalous features in the subsurface of Enceladus’s south polar terrain”, realizzato da un team internazionale di ricercatori, con il coordinamento del LATMOS (Laboratoire Atmosphères, Milieux, Observations Spatiales), e pubblicato ieri sulla rivista Nature Astronomy. L’articolo, basato sulle osservazioni a microonde del polo meridionale di Encelado, sostiene che le temperature della zona, a una profondità di pochi metri dalla crosta ghiacciata, sono più elevate di quanto si pensasse. Questo nuovo elemento ha fatto ipotizzare che l’oceano sotterraneo della luna, scoperto nel 2014, si trovi molto più vicino alla superficie rispetto a quanto ritenuto in precedenza. L’area esaminata da Cassini (evidenziata nella foto in basso) misura circa 500 km di lunghezza e 25 km di ampiezza e si trova a circa 40 km nord di distanza dalle lunghe fratture attive definite tiger stripes (‘graffi di tigre’). La superficie appare particolarmente calda in una zona contraddistinta da altre fratture che al momento appaiono in quiescenza.

Il Polo Sud di Encelado (Credits: NASA) Queste spaccature ‘dormienti’ hanno fatto ipotizzare che Encelado, in passato, abbia vissuto periodi di intensa attività geologica in differenti aree della sua superficie, connessa anche ad un ‘ciclo di marea’ nel corso della sua orbita eccentrica intorno a Saturno. Quindi, secondo gli studiosi, la zona calda del polo sud non può essere spiegata solamente come conseguenza dell’irraggiamento solare. I risultati della nuova indagine sono coerenti con quanto illustrato nello studio “Enceladus’s internal ocean and ice shell constrained from Cassini gravity, shape, and libration data”, centrato sullo spessore della crosta della luna e pubblicato l’11 giugno 2016 su Geophysical Research Letters. La profondità media della superficie, secondo l’articolo, è compresa tra 18 e 22 km e si riduce a meno di 5 km in corrispondenza del polo sud. Il team del nuovo studio ritiene quindi che la scoperta schiuda nuove prospettive di ricerca sulle condizioni ambientali delle lune ghiacciate appartenenti agli entourage dei pianeti giganti gassosi. Cassini, realizzata in collaborazione tra NASA, ESA ed ASI, sarà operativa ancora per pochi mesi: il 15 settembre 2017 – a quasi vent’anni dal lancio – la sonda andrà in ‘pensione’, tuffandosi nell’atmosfera di Saturno per quello che è stato definito il ‘Grand Finale’.

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