I 50 anni di San Marco

(ASI) – “We have all green lights!” Con questo via libera sia apre il 26 aprile di 50 anni fa l’era dei lanci spaziali italiani. Un gruppo di pionieri con a capo il generale Luigi Broglio e il professor Carlo Buongiorno lanciavano dalla base italiana San Marco, al largo delle coste del Kenya, un razzo con a bordo un il satellite San Marco 2. Il nostro paese diventava, così, uno dei primi paesi al mondo a lanciare propri satelliti da una base di lancio nazionale.

Un anniversario che il Centro di Ricerche Aerospaziali dell’Università La Sapienza di Roma con il professor Marcello Onofri, ha voluto ripercorrere attraverso le immagini e i racconti di quella manciata di mesi nei quali fu realizzato un poligono di lancio unico al mondo, il più vicino in assoluto alla linea dell’equatore.

All’evento hanno preso parte i rappresentanti dell’industria aerospaziale italiana e le istituzioni coinvolte, dall’Aeronautica Militare, all’università, dall’Agenzia Spaziale Italiana all’Agenzia Spaziale Europea, dai ministeri dell’Istruzione, Università e Ricerca e dello Sviluppo Economico, fino ai rappresentanti della NASA in Europa e della cabina di regia sullo spazio presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, per concludere con il primo astronauta italiano, Franco Malerba.

Il professor Onofri ha ricordato come in poco meno di due anni si è realizzato il progetto del professore Broglio di costruire un centro spaziale davanti alle coste di Malindi e un segmento di Terra, con la relativa capacità di integrare il satellite nel lanciatore statunitense Scout. Il tutto in condizioni difficili e proibitive. Il Kenya dell’epoca non era certo il paese di oggi. Le telecomunicazioni erano inesistenti e la vita non era evidente facile. “Però 117 persone – ha ribadito Onofri – sono riuscite a portare l’Italia tra i paesi più avanzati a livello spaziale”.

“Sono passati 50 anni e quell’esperienza è diventata un patrimonio pubblico unico – ha ricordato il presidente dell’ASI, Roberto Battiston – dall’enorme grandezza tecnico-scientifica. In questi anni abbiamo fatto tesoro delle loro temerarietà e tenacia, abbiamo saputo coniugare capacità e competenza, facendo dello spazio un settore di successo che ha saputo trasformare la ricerca in questo campo in un grande valore economico. Sfidando un mondo che corre velocissimo. La vitalità della nostra ricerca e della nostra industria si stanno rafforzando grazie a una lungimiranza politica degli ultimi anni che ci ha spianato la strada al futuro dell’Italia nello Spazio. Siamo pronti ad affrontare le sfide della Space Economy. Oggi l’Europa ha bisogno di coesione forte. E cosa può unire di più l’Europa oltre la moneta unica – ha proseguito Battiston – se non lo spazio? Oggi l’Europa così come ha beneficiato dell’euro, ha le infrastrutture spaziali come elementi unificanti. Questo la proietta nel contesto internazionale grazie anche alla Space Diplomacy. In questo senso è Galileo uno strumento molto importante: finora abbiamo in orbita 18 satelliti, tra 3 o 4 anni la costellazione del sistema di navigazione europeo sarà completa, rendendo l’Europa ancora piu’ competitiva”.

A unire il passato illustre del San Marco con il presente è certamente VEGA. L’Italia ha saputo in questi decenni restare ai massimi livelli nel settore dei lanciatori con il programma VEGA. Di ideazione e progettazione italiana, il lanciatore oggi completa la gamma dell’offerta dell’ESA nella messa in orbita dei satelliti. Un’offerta competitiva e tecnologicamente all’avanguardia.

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