Groenlandia osservato speciale

L’acqua di falda intrappolata nelle pieghe della Groenlandia si fa spazio tra i ghiacci, attraverso le ferite che si aprono nel manto bianco, fino a raggiungere l’oceano. Lo dimostra uno studio del programma NASA Earth Science Research, pubblicato su Frontiers in Earth Science.

È la prima volta che gli scienziati giungono a questa conclusione. E lo fanno grazie a sofisticati modelli computerizzati, misure radar e osservazioni aeree di una particolare regione orientale della Groenlandia, il ghiacciaio Helheim.

“Finora non conoscevamo il destino dell’acqua di falda – afferma Kristin Poinar, coordinatrice del team NASA -. Non sapevamo, ad esempio, se l’acqua congelasse nuovamente all’interno della piattaforma di ghiaccio, o se riemergesse sulla sua superficie. Adesso, invece – spiega la studiosa -, sappiamo che contribuisce ad aumentare il livello dell’oceano”.

Gli scienziati hanno scoperto queste riserve d’acqua solo di recente, nel 2011, nella regione sudest della Groenlandia. Si trovano a circa 12 metri di profondità rispetto alla superficie dei ghiacci.

Secondo i calcoli della NASA, si estendono quasi 22 mila chilometri quadrati, restando in forma liquida tutto l’anno. Le pesanti nevicate che si abbattono in questa regione creano, infatti, una spessa copertura che protegge l’acqua dall’aria fredda, impedendone il congelamento.

“Quest’acqua di falda è analoga a quella che vediamo scorrere in superficie nella regione occidentale, sotto forma di laghi e fiumi – precisa Poinar -. A causa del manto nevoso, però, nella regione orientale l’acqua non riesce ad affiorare in superficie, ma percola in basso, dove non siamo in grado di scorgerla”.

Ora gli scienziati sanno che a poco a poco l’acqua scava nei ghiacci, finendo per ricongiungersi con l’oceano. E lo fa seguendo il cammino dei profondi crepacci che si formano tra i ghiacci. “C’è un limite alla quantità di acqua che i crepacci possono trattenere. Una volta superato quel limite – conclude Poinar – si fratturano alla base, trasportando l’acqua più in basso e in avanti”. Fino allo sbocco in oceano.

Crediti Foto: NASA/John Sonntag

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