Galassia nana, ma vorace

(ASI) – Pesce grande mangia pesce piccolo, in una scala alimentare che concepisce il grade come relativo. Basta che il pesce sia più grande della sua preda. E così è anche per una galassia nana di massa molto piccola: è comunque in grado di catturare galassie ancora più piccole che si trovino nelle sue vicinanze. È quanto scoperto dai ricercatori (prima autrice Francesca Annibali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica) grazie alle osservazioni del telescopio binoculare LBT (Large Binocular Telescope) attorno alla galassia nana DDO 68, che possiede una massa stellare totale di appena 100 milioni di masse solari, pari a un millesimo della Via Lattea, la nostra galassia.

I modelli teorici calcolati nell’ambito degli scenari di formazione gerarchica delle galassie prevedono che esse si formino per fusioni successive di sistemi più piccoli. Tuttavia, fino ad oggi la validità di queste previsioni era stata verificata con osservazioni dirette solo nel caso di galassie massicce e dei loro satelliti. Ora, invece, il team di Annibali ha sfruttato la sensibilità e l’ampio campo di vista del grande telescopio binoculare LBT per scoprire che la galassia nana DDO 68, apparentemente isolata (situata cioè in una zona definita “vuota”), ha un certo numero di satelliti ancora più piccoli di lei e che li sta cannibalizzando.

DDO 68 è anche una delle tre galassie più povere di elementi chimici (i cosiddetti metalli) diversi da idrogeno ed elio fra tutte quelle che formano stelle oggi note. La forma assai irregolare di questo oggetto celeste, che mostra una lunga coda fatta di stelle e gas, aveva suggerito agli scienziati la presenza di fenomeni mareali legati a possibili interazioni gravitazionali della galassia con altri corpi. «Quando abbiamo analizzato le nostre immagini acquisite con l’Hubble Space Telescope», dice Francesca Annibali, assegnista in forza presso l’INAF-Osservatorio Astronomico di Bologna «abbiamo trovato una protuberanza molto strana. Abbiamo pensato che solo LBT, con i suoi due specchi principali di 8,4 metri di diametro, avrebbe avuto la potenza e il campo di vista sufficienti a rivelare l’eventuale presenza di stream, ovvero di satelliti in accrescimento stirati dalla forza di gravità, e abbiamo chiesto al direttore di LBT-Italia di accordarci tempo osservativo per la nostra ricerca. Tempo che ci è stato subito accordato e grazie al quale abbiamo potuto osservare DDO 68 in gennaio, durante notti molto buone. Le immagini ottenute hanno premiato questo investimento».

Le accurate immagini prodotte con LBT hanno permesso di osservare che, oltre alla lunga coda già nota, DDO 68 ha anche un’ altra stream in avvicinamento e alcuni altri grumi di stelle e gas, più distanti, che sono probabilmente suoi satelliti destinati ad essere anch’essi risucchiati. Stream e satelliti della galassia hanno probabilmente massa simile – circa centomila masse solari – o addirittura inferiore a quelle dei satelliti con bassa luminosità (Ultra Faint) della Via Lattea.

L’articolo DDO 68: a flea with smaller fleas that prey on him di F. Annibali, C. Nipoti, L. Ciotti, M. Tosi, A. Aloisi, M. Bellazzini, M. Cignoni, F. Cusano, D. Paris, E. Sacchi è stato pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal Letters: http://iopscience.iop.org/article/10.3847/2041-8205/826/2/L27

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Galassia nana, ma vorace