Fast Radio Burst, era un buco nero

(ASI) – Enigmatici segnali radio prodotti da catastrofi cosmiche e con una durata di pochi millisecondi.

Sono i Fast Radio Burst (FRB), “lampi radio veloci” che meno di due mesi fa hanno fatto discutere molto gli astronomi: uno studio pubblicato il 25 febbraio su Nature ha mostrato infatti per la prima volta il luogo di origine di un FRB, individuato in una galassia distante 6 miliardi di anni luce (ne abbiamo parlato anche su ASI.IT e ASITV).

Ma una nuova ricerca condotta dagli astronomi di Harvard Edo Berger e Peter Williams smentirebbe ora questo risultato. Secondo i due scienziati, l’emissione radio sarebbe stata generata dal buco nero di una galassia distante, e non si tratterebbe dunque di un Fast Radio Burst.

Il lampo in questione, denominato FRB 150418, era il secondo nella storia dell’astronomia a essere stato individuato in tempo reale e associato a FBR. Le osservazioni radio pubblicate su Nature mostravano un bagliore residuo (detto afterglow) che si affievoliva subito dopo il lampo. Questo bagliore era appunto stato identificato come un Fast Radio Burst proveniente da una galassia distante.

Tra fine febbraio e marzo di quest’anno, Williams e Berger hanno analizzato in dettaglio la galassia ospite utilizzando la rete di radiotelescopi del Jansky Very Large Array (VLA).

La grande sensibilità del VLA ha permesso di effettuare monitoraggi a cadenza regolare, e questo ha mostrato una contraddizione: se il bagliore osservato fosse stato effettivamente un afterglow, si sarebbe dovuto spegnere completamente poco dopo. Di conseguenza, i radiotelescopi non avrebbero dovuto più rivelare alcuna fonte luminosa: sorprendentemente, il bagliore era invece ancora lì.

In particolare, i due ricercatori hanno trovato una sorgente radio persistente, la cui intensità variava casualmente di un fattore 3. Raggiungendo spesso picchi corrispondenti alla luminosità erroneamente attribuita a un Fast Radio Burst.

“L’emissione radio proveniente da questa sorgente – spiega Edo Berger – aumenta e diminuisce, ma non si spegne mai del tutto. Questo significa che non può essere associata a FRB”.

Al contrario, l’emissione sarebbe generata da un nucleo galattico attivo, alimentato da un buco nero supermassiccio.

Le variazioni osservate dalla Terra potrebbero essere dovute a un processo chiamato scintillazione, ovvero una variabilità fittizia dovuta alla presenza di gas interstellare. Questo gas farebbe aumentare e diminuire l’intensità della sorgente luminosa, proprio come l’atmosfera terrestre rende tremolante la luce delle stelle.

Lo studio di Berger e Williams, accettato per la pubblicazione su Astrophysical Journal Letters, sembra quindi spezzare il primo collegamento mai trovato tra un Fast Radio Burst e una galassia specifica.

Ma questo non significa che sia tutto da rifare: le informazioni raccolte fino a oggi sui lampi radio veloci hanno permesso di rispondere ai primi interrogativi su questi affascinanti fenomeni cosmici, nonostante la loro origine resti un mistero.

“Al momento la scienza dei Fast Radio Burst – commenta Peter Williams – è nello stesso punto in cui eravamo con i lampi di raggi gamma 30 anni fa. Abbiamo visto questi segnali apparire e scomparire, ma non sappiamo cosa siano né quale sia la loro origine. Con più dati disponibili e un pizzico di fortuna in più, tra qualche anno risolveremo anche il mistero degli FRB”.

Fast Radio Burst, era un buco nero