FAO e Google, insieme per la Terra

(ASI) –

Arrivare ad “un livello di alfabetizzazione in materia ambientale che non ha precedenti”: questa, con le parole del direttore generale della United Nations Food and Agricolture Organization José Graziano da Silva, l’ambizione della partnership tra FAO e Google Earth lanciata a Parigi lo scorso dicembre durante COP21.

L’occasione è stato il primo ‘check’, alla sede FAO di Roma, per quella che lo stesso da Silva ha definito “più un’alleanza strategica che una semplice partership”: un evento congiunto, a chiusura di una lunga ed intensa settimana di training e discussioni, per presentare i primi risultati. Che, non a caso, arriva ad una settimana esatta dalla “Giornata della Terra” celebrata in tutto il globo il 22 aprile prossimo.

Alla conferenza, intitolata “L’uso delle immagini satellitari e delle nuove tecnologie per la gestione delle risorse naturali” e aperta dal DG FAO, hanno preso parte tra gli altri: Rebecca Moore (Director, Google Earth, Earth Engine & Earth Outreach), David Thau (Developer Relations, Google Earth Engine & Google Earth Outreach), Danilo Mollicone (Forestry Officer, FAO) e René Castro Salazar (Assistant Director-General, Forestry Department, FAO).

“Il nostro team è stato creato prima di tutto per fare scienza e sono partership come queste che permettono ai nostri prodotti di avere un’applicazione concreta” ha affermato nel corso del suo intervento la Moore. Prodotti, come è noto, realizzati elaborando diversi set di dati satellitari. Come, ad esempio, l’archivio della costellazione Landsat, che risale fino al 1972. E come, soprattutto, le rilevazioni del sistema europeo di monitoraggio della Terra Copernicus, al quale l’Italia – e l’Agenzia Spaziale Italiana – danno un importantissimo contributo: si tratta di un’acquisizione recente per GoogleEarth, ma particolarmente preziosa per l’accuratezza e la frequenza delle rilevazioni. E proprio il 22 aprile, dalla base dell’ESA di Kourou sarà lanciata una nuova “sentinella”, la 1B, di tale sistema.

L’accordo di collaborazione è già in grado di fornire a gestori delle risorse naturali e a ricercatori in molti paesi dati sul cambiamento di utilizzo dei terreni al livello di singoli appezzamenti. Il metodo rappresenta un enorme passo in avanti verso una migliore valutazione delle capacità di stoccaggio del carbonio di un territorio o verso una migliore pianificazione sul tema delle emissioni di gas serra.

Il primo ambito su cui ci si è concentrati è il settore forestale. Dopo una breve formazione, esperti nazionali possono utilizzare il software FAO e gli archivi di dati geo-spaziali Google per condurre in poche ore esercizi di mappatura e classificazione che prima avrebbero richiesto settimane o mesi.

Ma la collaborazione è già entrata in un territorio innovativo. Ad esempio con una Valutazione Globale delle Zone Aride in cui esperti, ricercatori universitari, istituzioni partner e la stessa FAO hanno unito le forze in un esercizio di open-source i cui risultati verranno pubblicati nel corso dell’anno.

Altri “usi innovativi”, secondo quanto è stato detto nel corso dell’evento, emergeranno con l’uso delle applicazioni della FAO Open Foris e CollectEarth. Proprio per approfondire le varie possibilità di utilizzo di questi strumenti, a fine Maggio verrà a Roma – presso la sede della FAO – un team di funzionari della NASA.

FAO e Google, insieme per la Terra
FAO e Google, insieme per la Terra