Falde acquifere osservate speciali

(ASI) – Colture di cereali e metodi di irrigazione: è questo il binomio al centro di una recente ricerca dedicata allo stato di salute delle falde acquifere, una risorsa sfruttata spesso in maniera non razionale e in molti casi non rinnovabile in tempi brevi.Lo studio “Groundwater depletion embedded in international food trade”, pubblicato ieri sulla versione online della rivista Nature, affronta appunto la situazione precaria di questa riserve d’acqua che, strettamente connessa ai cambiamenti climatici, può avere serie conseguenze sull’agricoltura e sulle relative attività economiche, come gli scambi import-export tra vari paesi. L’indagine è stata curata da un gruppo di lavoro congiunto dello University College di Londra e del Goddard Institute of Space Studies della NASA e si è basata su diverse tipologie di dati, da quelli economici sugli scambi commerciali forniti dalla FAO a quelli della missione GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment) della NASA, questi ultimi impiegati insieme ad osservazioni sul campo per realizzare un modello idrologico.La missione GRACE consiste in una coppia di satelliti che individuano cambiamenti nel campo gravitazionale terrestre per cogliere il movimento di masse, come gli strati di ghiaccio e, in questo caso specifico, le falde acquifere.

Falde acquifere: quadro globale (Credits: NASA) Secondo gli autori dello studio, nella maggior parte dei paesi, la cerealicoltura si fonda su sistemi di irrigazione che prelevano acqua da falde sotterranee, molte delle quali, per reintegrarsi, impiegano un arco di tempo che va molto oltre la durata della vita umana e quindi sono considerate essenzialmente risorse non rinnovabili. L’11 per cento di queste falde acquifere precarie viene utilizzato per produzioni agricole destinate al mercato internazionale e, di conseguenza, la diminuzione di queste risorse non colpisce solamente il paese produttore di un determinato bene, ma anche i partner commerciali.La ricerca mostra che, globalmente, solo il 18 per cento delle coltivazioni è destinato a scambi, ma l’impatto ambientale si fa comunque sentire: infatti, tra il 2000 e il 2010, l’utilizzo di falde acquifere non rinnovabili è cresciuto sensibilmente. Il rischio per i paesi che esportano, allora, è di perdere i raccolti e i relativi profitti, mentre quelli che importano sono costretti a rivolgersi ad altre fonti, con conseguente aumento dei prezzi. Il gruppo di lavoro ritiene che questo specifico ambito richieda ulteriori ricerche, in cui devono essere presi in considerazione non solo i fattori ambientali ed economici, ma anche le politiche di gestione delle risorse idriche e l’evoluzione delle tecnologie di irrigazione.

Falde acquifere osservate speciali