Costante di Hubble, nuova stima

(ASI) –

Un gruppo di internazionale di astronomi ha effettuato una nuova misurazione della celebre Costante di Hubble che indica il tasso di espansione dell’Universo, differente dalle stime effettuate finora. La discrepanza nella nuova misurazione potrebbe suggerire – secondo i ricercatori – nuovi spunti di studio.

La costante di Hubble permette agli astronomi di misurare la portata e l’età dell’Universo oltre alla stima della distanza degli oggetti più remoti che siamo in grado di osservare. Il gruppo di ricercatori riuniti nella collaborazione H0LiCOW ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble e l’osservatorio Keck alle Hawaii per scrutare tre galassie e arrivare a una misurazione indipendente della costante.

Le suddette galassie massicce agiscono come lenti gravitazionali, piegando la luce proveniente da un oggetto molto distante. Ognuna di loro flette la luce che ha origine da un lontano quasar – un oggetto cosmico la cui luminosità varia in modo casuale – e la lente gravitazionale crea immagini multiple del quasar. Dato che la massa non è distribuita uniformemente attraverso le galassie, alcune zone piegano o rallentano la luce più di altre. In questo modo la luce proveniente dai quasar giungerà in tempi leggermente diversi a seconda del percorso attraverso la lente: l’analisi del ritardo ha permesso agli studiosi di arrivare al nuovo calcolo della costante.

Il gruppo di studio si è suddiviso i compiti: una parte ha misurato la distribuzione della massa lungo la linea di osservazione che andava dal quasar al telescopio mentre l’altra, ha calcolato il ritardo della luce e la distribuzione della massa all’interno della lente gravitazionale. La stima finale della costante di Hubble ottenuta dal team di H0LiCOW è pari a 71,9 ± 2,7 chilometri al secondo per megaparsec, ed è precisa al 3,8 per cento. La misura è conforme a quella realizzata da altri astronomi che hanno osservato alcune supernovae e variabili Cefeidi , ma differisce da quella stimata dal satellite Planck che ha studiato la radiazione cosmica di fondo.

“ La differenza nelle misurazioni potrebbe essere data da una fluttuazione statistica che scomparirà non appena le stime miglioreranno – commenta Chris Fassnacht, membro del gruppo – oppure potremmo trovarci davanti a qualcosa di più entusiasmante, che va oltre a quanto è stato teorizzato dal Modello Standard della Cosmologia. Riteniamo di poter ridurre il margine di errore, effettuando le stesse misurazioni ottenute dall’analisi di un centinaio di quasar”.

Costante di Hubble, nuova stima
Costante di Hubble, nuova stima