COSMO-SkyMed sulla diga di Mosul

(ASI) – Un team di ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della NASA, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Università dell’Aquila ha utilizzato le misurazioni SAR acquisite in da COSMO-SkyMed, Envisat e da Sentinel 1-A per generare una mappa del processo di degenerazione che ha interessato la diga di Mosul in Iraq.Il lavoro del gruppo, dal titolo “Space Geodetic Monitoring of Engineered Structures: The Ongoing Destabilization of the Mosul Dam, Iraq” è stato pubblicato lo scorso 6 dicembre su Nature e vede come primo autore l’italiano Pietro Milillo del JPL con la partecipazione di altri tre italiani: Daniele Perissin della Purdue University, Filippo Biondi dell’Università de l’Aquila e Giovanni Milillo (ASI ASI-CGS).

Con i suoi 3 chilometri di larghezza e i 110 metri di altezza la diga di Mosul è la più grande di tutto il territorio iracheno e contiene, a pieno regime, 11,1 chilometri cubi di acqua. La diga è stata costruita con strati di gesso e già nel 1986, a due anni dal suo completamento, evidenziava cavità nella struttura. I lavori di stabilizzazione sono stati portati avanti con un processo di stuccatura che prevede la chiusura delle cavità sotto la diga con il calcestruzzo.

Per monitorare lo spostamento della diga negli ultimi dieci anni e per valutare l’effetto della stuccatura, sono stati utilizzati i dati provenienti da due diverse generazioni di strumenti SAR. Dal 2004 al 2010 quelle del satellite Envisat dell’ESA e per il periodo 2014-2016 quelle ad alta risoluzione di COSMO-SkyMed e di Sentinel-1A.

Sulla base dei dati ottenuti i ricercatori hanno notato che la diga ha subito uno spostamento di 30 millimetri durante gli anni 2014-2016. “Anche se piccolo – spiega il primo autore – il tasso di sedimentazione è significativo se consideriamo che la diga non si stava muovendo nel 2013, quando era in corso la stuccatura”.

Combinando le osservazioni satellitari con un semplice modello elastico (che calcola come i solidi si deformano sotto pressione), i ricercatori hanno rilevato che la profondità in cui l’acqua stava dissolvendo il gesso era cambiato. I nuovi dati elaborati, secondo modelli computerizzati, grazie alla tecnologia SAR di COSMO-SkyMed indicano che il livello di erosione del gesso da parte dell’acqua è giunto ad un’altezza 160 metri e non hai 70 valutati con le misurazioni effettuate negli anni 2004-2010.

I satelliti dotati di radar ad apertura sintetica SAR, infatti, sono in grado di misurare con estrema precisione gli abbassamenti del suolo che causano cedimenti strutturali o crolli. La combinazione dei dati dei diversi satellite e l’elevata risoluzione delle immagini di COSMO-SkyMed ha permesso la creazione di mappe più accurate di quelle disponibili in passato, consentendo la cattura di maggiori dettagli per la creazione di una migliore strategia di intervento nella struttura.

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