Come si formano i pianeti?

Studiare le polveri dei dischi protoplanetari per comprendere meglio le condizioni iniziali della formazione dei pianeti e il meccanismo stesso di formazione. È quel che stanno facendo gli astronomi dell’University of California Santa Cruz, che hanno messo a punto un nuovo metodo per misurare la massa totale dei dischi protoplanetari e la loro densità di superficie, per capire ad esempio dove la massa è più concentrata. Il nuovo metodo è basato sull’osservazione dei dischi protoplanetari a differenti lunghezze d’onda. I dettagli sono illustrati in uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal. Le particelle di polveri dei dischi protoplanetari sono continuamente soggette a rimaneggiamenti. Processi di collisione portano alla formazione di particelle più grandi che, a loro volta, sono rimosse dalle regioni più periferiche del disco. Per questo, spiegano gli autori, “la dimensione radiale del disco appare diversa a differenti lunghezze d’onda”. A lunghezze d’onda più piccole (per sondare le particelle di minori dimensioni) il disco mostra un diametro di circa 300 unità astronomiche. A quelle maggiori, invece, (per le particelle più grandi) lo stesso disco appare di circa 50 unità astronomiche. Il team USA ha applicato il proprio approccio a TW Hya, una giovane stella circondata da un disco protoplanetario, calcolandone la densità di superficie, che è risultata in accordo con le previsioni teoriche. Secondo gli autori, questo nuovo approccio renderà più facile capire l’evoluzione dei dischi protoplanetari e dei pianeti in formazione al loro interno. Crediti Foto: ESO/L. Calçada

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