‘Che fai tu, Luna, in ciel?…’

(ASI) – “…Che fai, silenziosa luna” si domandava il pastore errante dell’Asia nel citatissimo incipit dell’omonimo canto leopardiano. E a distanza di due secoli, il nostro unico satellite naturale sa ancora sorprenderci. Non solo per le migliaia di appassionati astrofili che questa mattina hanno puntato i loro cannocchiali verso Venere, oscurata per poco più di un’ora da una sottilissima ‘falce di luna’ (immagine a sinistra: un fenomeno relativamente poco frequente, ma tutto sommato non eclatante).

Una ricerca pubblicata pochi giorni fa su Earth and Planetary Science Letters, opera di un gruppo di ricercatori francesi del CNRS* e dell’Università Blaise Pascal, avanza un’ipotesi per molti versi rivoluzionaria sui delicati equilibri che da miliardi di anni regolano il campo magnetico terrestre. Aprendo nuovi scenari non solo allo studio della formazione dei pianeti ma, soprattutto, su quello delle condizioni per la loro abitabilità: come è noto, senza la protezione del campo magnetico non è possibile la vita.

Un’ipotesi, quindi, che pone anche più di una domanda sulla necessità di preservare questi equilibri. Soprattutto nella non remota prospettiva – si pensi ad esempio al progetto NASA ‘ARM’, o anche all’ipotesi del ‘Moon Village’ – di sfruttare le risorse minerarie dei corpi celesti più vicini al nostro pianeta.

Rappresentazione 'artistica' del campo magnetico terrestreMa procediamo con ordine. Secondo il team di ricercatori francesi guidati dal fisico e geologo Denis Andrault, senza la Luna il campo magnetico terrestre non sarebbe ‘sostenibile’. Gli effetti gravitazionali del sistema Terra-Sole-Luna, infatti, provocando la deformazione ciclica della superficie della Terra e oscillazioni nel suo asse di rotazione, innescano forti ‘maree’ nella lega di ferro fluido di cui è composto il mantello terrestre: correnti che, a loro volta, determinerebbero il campo magnetico del nostro pianeta.

Secondo questo ‘modello’ – che peraltro spiegherebbe meglio di altre ipotesi il ‘raffreddamento’ della Terra negli ultimi 4,3 miliardi di anni, abbassando di 3mila gradi la temperatura iniziale – il nostro pianeta riceverebbe in questo modo le migliaia di miliardi di watt di energia (3700) necessaria a ‘mantenere’ il suo campo magnetico.

Ma quanto delicati sono questi equilibri? L’eventuale futura estrazione di minerali sulla superficie lunare – o su altri corpi celesti interessati da questo modello gravitazionale-magnetico – potrebbe per esempio avere una qualche influenza? La risposta a queste domande è una sola: non c’è alcun pericolo.

“Anche se un giorno dovessimo estrarre ferro dalla Luna, ipotesi solo teorica soprattutto perché sulla Terra ne abbiamo in abbondanza, le quantità sarebbero modestissime, insignificanti in questo quadro” spiega Enrico Flamini, Chief Scientist ASI. “In realtà – conclude Flamini – i progetti di estrazione mineraria nello Spazio potrebbero in futuro interessare terre e gas rari, che hanno una importanza commerciale in forte crescita e sono poco presenti sul nostro satellite, ma molto probabilmente sui meteoriti ad esempio: ma non si tratta certo di materiali e quantità rilevanti in termini gravitazionali o magnetici”.

Via libera, dunque, alla ricerca di terre rare come l’Ittrio, il Samario o l’Europio sui meteoriti; o ancora gas come l’Elio3, di cui la Luna è particolarmente ricca. Componenti fondamentali delle microtecnologie più avanzate, particolarmente rari sulla superficie terrestre. Per il resto, non è in vista alcuna ‘Cop21’ dello Spazio, almeno per ora. Se non per i detriti prodotti dall’uomo, che continuano a crescere nelle orbite basse. Ma questo è un altro discorso.

*CNRS: Centre National de la recherche scientifique

‘Che fai tu, Luna, in ciel?…’