Cassini ‘mappa’ Titano

E’ il satellite naturale più grande tra quelli che popolano i dintorni del ‘Signore degli Anelli’ e la sua superficie presenta caratteristiche che hanno suscitato notevole interesse tra gli studiosi. Si tratta di Titano, che dal 2004 è costantemente sotto lo sguardo elettronico di Cassini, la missione di esplorazione del sistema di Saturno, frutto della collaborazione tra NASA, ESA ed ASI. Ampia la partecipazione italiana a Cassini, soprattutto per quanto riguarda gli strumenti. Sono stati il radar e lo spettrometro VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer), sviluppati ambedue con il contributo del nostro Paese, a fornire un ritratto dettagliato del volto di Titano e a contribuire a chiarirne i processi evolutivi. Un corpo celeste caratterizzato da catene montuose, crateri da impatto e differenti materiali che ne compongono la crosta: questi sono i particolari evidenziati nell’identikit tracciato da Cassini. La spessa e nebbiosa atmosfera di Titano non ha scoraggiato la sonda, il cui radar è riuscito a individuare la più alta cima che ne rende ‘movimentato’ lo strato esterno. E’ una quota di tutto rispetto, 3.337 metri, che è stata scovata all’interno di un sistema di creste montuose chiamate Mithrim Montes (in alto a sinistra). L'area del cratere Sinlap (Credits: NASA) La maggior parte delle montagne di Titano, le cui cime più possenti raggiungono tutte i 3.000 metri, sono collocate nei pressi dell’equatore e rappresentano per il team scientifico di Cassini un elemento fondamentale per comprendere l’evoluzione del satellite di Saturno. Al centro dell’attenzione sono soprattutto le forze esterne che hanno contribuito a plasmare la luna e i cui meccanismi sono differenti rispetto ai processi di modellamento terrestri. Anche se Cassini ha individuato fiumi e precipitazioni su Titano, la sua grande distanza dal Sole offre alle forze erosive una minore quantità di energia. La presenza di montagne così elevate in un mondo di oceani ghiacciati suggerisce allora che la superficie di Titano possa essere stata interessata da attività tettonica, connessa – ipotizzano i ricercatori – alla rotazione del satellite o all’influenza di Saturno sulle maree o sul ghiaccio della crosta. I dati raccolti da Cassini sulle cime di Titano sono stati presentati il 24 marzo scorso alla 47° Lunar & Planetary Science Conference di The Woodlands, Texas. L'area circostante il sito del landing di Huygens (Credits: NASA)  Ma anche dallo spettrometro VIMS sono giunti dati interessanti. Lo strumento è entrato in azione ad ogni fly-by di Cassini su Titano, in media una volta al mese, e dal 2004 in poi ha realizzato una serie di osservazioni in un’ampia gamma di condizioni di luce e visibilità, dovute anche all’angolazione del Sole e ai cambiamenti stagionali.Queste differenti situazioni possono rendere difficoltosa la rimozione degli effetti di dispersione ed assorbimento della luce dalla spessa atmosfera di Titano, influenzando l’apparenza della sua superficie. Il team di Cassini, grazie all’ampia capacità spettrale di VIMS, è riuscito comunque a realizzare una mappatura all’infrarosso di due regioni di particolare interesse e dei loro relativi emisferi. Si tratta della zona del cratere da impatto Sinlap (seconda foto, a destra) e dell’area circostante il sito in cui è scesa la sonda Huygens (foto sopra, a sinistra).

Le serie di immagini, realizzate con differenti tecniche, lunghezze d’onda e colorazioni, possono essere utili per individuare differenze nei materiali che costituiscono la superficie di Titano.

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