Caccia ai buchi neri primordiali

(ASI) – Sono tra gli oggetti cosmici più misteriosi e, a un tempo, affascinanti dell’Universo. Refrattari ad essere osservati direttamente, i buchi neri divorano tutto ciò che capiti loro a tiro, luce compresa. In questi mesi sono oggetto di attenzioni particolari da parte degli scienziati, dopo la scoperta delle onde gravitazionali, generate proprio dalla collisione tra due buchi neri.

Adesso, un team internazionale di fisici e astronomi del GRAPPA Center of Excellence for Gravitation and Astroparticle Physics presso l’University of Amsterdam, ha ideato una nuova strategia per cercare i buchi neri primordiali, originati agli albori dell’Universo.

In uno studio pubblicato su Physical Review Letters, gli autori propongono di cercare le tracce di questi mostri cosmici nella Via Lattea, studiando le emissioni radio e di raggi X prodotte da questi buchi neri nel loro peregrinare nella galassia.

“Il nostro studio è basato su modelli che simulano l’accrescimento del buco nero e la sua emissione elettromagnetica, in seguito alla cattura di gas interstellare. Modelli – spiega Riley Connors – compatibili con le osservazioni sperimentali”.

Secondo gli autori, i recenti risultati raggiunti dalle Collaborazioni LIGO e VIRGO, che per tre volte – l’ultima annunciata a inizio giugno del 2017 – sono riusciti a catturare le increspature dello spazio-tempo, danno una spinta alla ricerca sui buchi neri.

Una delle ipotesi in campo prevede, infatti, che l’origine dei buchi neri i quali, fondendosi, hanno scosso la trama del Cosmo sotto forma di onde gravitazionali, sia da ricercare nelle prime fasi di vita dell’Universo dopo il Big Bang.

“L’aspetto interessante – conclude Daniele Gaggero, primo firmatario dello studio – è che, grazie a una nuova generazione di radiotelescopi e telescopi ai raggi X più sensibili, la nostra ipotesi potrebbe divenire realizzabile. E consentirci di scoprire una popolazione di buchi neri primordiali nella nostra galassia”.

Foto: Simulazione computerizzata di un buco nero nel cuore di una galassia. Crediti NASA, ESA, and D. Coe, J. Anderson, and R. van der Marel (STScI)

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