Blazar al sapore infrarosso

(ASI) – Potrebbe sembrare paradossale, eppure i più luminosi oggetti del cosmo, responsabili delle sorgenti più potenti mai registrate, sono invisibili a occhio nudo.

Com’è possibile? Semplicemente, perché questi misteriosi corpi celesti non scatenano la loro brillantezza estrema nello spettro della luce visibile – quella che il nostro occhio può percepire – bensì in quello dei raggi gamma.

Stiamo parlando dei blazar (dall’inglese blazing quasi-stellar object), sorgenti altamente energetiche, variabili e molto compatte associate a buchi neri supermassicci dalla massa di centinaia di migliaia di soli e posizionati al centro di una galassia ospitante. Sono loro i principali responsabili del volto ‘violento’ dell’Universo, formato da tutte le sorgenti che emettono energia tra 50 GeV (miliardi di elettronvolt) e 2 TeV (miliardi di miliardi di elettronvolt) la cui mappa è stata tracciata dal telescopio spaziale Fermi.

Ed è proprio la missione NASA dedicata all’osservazione del cielo nei raggi gamma ad aver fornito i maggiori contributi all’identificazione dei blazar.

Ora Fermi, a cui l’Italia collabora con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), fornisce un nuovo tassello per svelare la natura di queste enigmatiche e potentissime sorgenti.

La scoperta arriva da due ricercatori italiani, Francesco Massaro dell’Università di Torino (associato INAF e rientrato in Italia con il programma per Giovani Ricercatori “Rita Levi Montalcini” del MIUR) e Raffaele D’Abrusco dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysycs a Cambridge (Massachusetts, USA), che hanno identificato una nuova relazione tra le emissioni nei raggi gamma dei blazar e quelle nell’infrarosso.

Confrontando l’ultimo catalogo di Fermi con i dati ottenuti dalla missione spaziale Wide-field Infrared Survey (WISE), sempre targata NASA, gli scienziati sono riusciti a collegare due forme molto diverse di radiazione: le emissioni nei raggi gamma sono infatti dieci miliardi di volte più energetiche delle emissioni nell’infrarosso.

Queste ultime sono state individuate appunto dai dati di WISE, da cui risulta che i blazar hanno nell’infrarosso colori molto diversi da quelli delle altre sorgenti extragalattiche.

Confrontando queste informazioni con i blazar osservati da Fermi è emersa la correlazione, mai osservata prima, tra il profilo della radiazione emessa dai blazar nella banda dell’infrarosso e la corrispondente emissione osservata nei raggi gamma.

Questi risultati, pubblicati su Astrophysical Journal, contribuiranno a scoprire i meccanismi che generano le più luminose e affascinanti sorgenti luminose del cielo. Che potremmo vedere anche noi, se solo avessimo occhi a raggi gamma e ad infrarosso.

Blazar al sapore infrarosso