Big Bang, un indizio del ‘Leoncino’

(ASI) – Stretta tra le costellazioni del Leone e dell’Orsa Maggiore, nel cielo boreale, c’è la piccola costellazione del Leone Minore, che raffigura un cucciolo stilizzato formato da quattro stelle principali.

Nel cuore di questa costellazione si trova la galassia AGC 198691, che gli astronomi hanno soprannominato “Leoncino”: piccola e tenue, misura soltanto 1.000 anni luce di diametro ed è composta da qualche milione di stelle molto deboli (per fare un confronto familiare, basti pensare che la nostra Via Lattea ne contiene da 200 a 400 miliardi).

Scoperta intorno al 1660 all’astronomo polacco Johannes Hevelius, la galassia del Leoncino è di colore blu, a causa della presenza di stelle molto giovani e calde; ma al tempo stesso è sorprendentemente fioca, con il più basso livello di luminosità mai osservato in un sistema galattico di questo tipo.

Già queste caratteristiche rendono AGC 198691 estremamente interessante da studiare. Ma ora una nuova scoperta innalza ancora di più le aspettative degli astronomi dei confronti della piccola galassia, che potrebbe addirittura svelarci qualcosa sull’origine dell’Universo.

Un gruppo di ricercatori guidato dall’Indiana University ha infatti osservato per la prima volta che il Leoncino contiene la minore quantità di elementi chimici mai trovata in un sistema gravitazionale di stelle.

La ricerca, pubblicata su Astrophysical Journal, è stata realizzata grazie ai dati ottenuti dagli spettrografi di due telescopi in Arizona: il Mayall e il Multiple Mirror Telescope.

“Trovare una galassia così povera di metalli – spiega John J. Salzer dell’Indiana University e co-autore dello studio – è emozionante perché potrebbe contribuire a un test quantitativo del Big Bang. Ci sono poche maniere per esplorare le condizioni verificate alla nascita dell’Universo, e le galassie con pochi elementi chimici sono tra le più promettenti”.

Come mai? Semplicemente perché questi rari oggetti celesti costituiscono esempi “viventi” di quello che è il modello comunemente accettato del giovane Universo: le teorie più accreditate parlano di una netta prevalenza di elio e idrogeno subito dopo il Big Bang, esattamente ciò che accade nelle galassie povere di metalli.

Con il termine “metallo” in astronomia s’intende proprio qualunque elemento diverso da elio e idrogeno, e trovare una galassia che risponde a queste condizioni è un po’ come fare un salto indietro nel tempo di circa 13,7 miliardi di anni fa. Dando così uno sguardo quasi all’Universo primordiale.

Big Bang, un indizio del ‘Leoncino’