Astronauti sotto protezione

(ASI) – Un paio di occhiali può bastare per proteggere gli occhi dalle radiazioni durante un’eclissi solare. Ma come fare a proteggere il corpo dalle radiazioni cosmiche?

Negli ultimi anni sono stati realizzati numerosi studi per analizzare i possibili pericoli per gli astronauti. Il Programma di Ricerca Umana della Nasa continua a lavorare per comprendere gli effetti dei raggi cosmici sulla biologia umana, una sfida da affrontare in attesa delle missioni di esplorazione umana su Marte.

«Determinare le conseguenze della salute di un astronauta a seguito dell’esposizione a questo tipo di radiazioni implica processi molto complessi» ha dichiarato Tony Slaba, ricercatore della Nasa. «È difficile quantificare esattamente quali saranno gli effetti sui tessuti e sulle cellule nel corso del tempo in termini di potenziali malattie».

Nello spazio ogni cellula del corpo è colpita dalle radiazioni. Il Programma di Ricerca Umana è interessato alle conseguenze a lungo termine dell’esposizione del corpo umano ai raggi cosmici.

La radiazione può alterare il sistema cardiovascolare, danneggiare il cuore, indurire e restringere le arterie, portando a malattie cardiovascolari, o può ostacolare la neurogenesi, il processo di formazione di nuove cellule. I ricercatori della Nasa stanno studiando nuovi farmaci e sperimentando nuovi materiali da utilizzare come schermo contro le radiazioni sia per i veicoli di trasporto, che per le tute spaziali.

Questo tipo di studi è in corso anche sulla Stazione Spaziale Internazionale. Tra gli esperimenti biomedici selezionati dall’Agenzia Spaziale Italiana, che Paolo Nespoli avrà il compito di eseguire durante la missione VITA troviamo l’esperimento PERSEO, un dimostratore tecnologico ‘indossabile’, in forma di giacca, che l’astronauta può indossare per mitigare gli effetti nocivi della radiazione cosmica. Al suo interno è presente un contenitore di acqua in grado di mantenerla potabile e servirà a misurare anche l’efficacia della schermatura ad acqua. L’’esperimento CORM invece ha lo scopo di verificare l’efficacia del Coenzima Q10 nell’inibire il danno da microgravità e radiazioni delle cellule retiniche.

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