Astronauti, occhio alla vista!

(ASI) – Uno sguardo da lontano che mette a rischio la vista. Lo sanno bene gli astronauti che hanno sperimentato l’esperienza unica di affacciarsi dalla Cupola della Stazione Spaziale Internazionale per osservare lo spettacolo offerto dal nostro pianeta da quota 400 chilometri d’altezza: troppo spazio fa male agli occhi! Medici e scienziati da anni registrano l’insorgenza di disabilità visive in coloro che abbiano soggiornato a lungo in orbita, in particolare della sindrome VIIPVisual Impairment Intracranial Pressure – un disturbo che causa in 2 astronauti su 3 un assottigliamento della parete posteriore dei bulbi oculari e l’infiammazione del nervo ottico. La visione è offuscata ed il rischio maggiore è costituito dalla possibilità, non così remota, di un danneggiamento permanente. La responsabilità, secondo un recente studio presentato nel corso dell’edizione 2016 del meeting della Radiological Society of North America, sarebbe associato alla variazione di volume del liquido cerebrospinale quello che protegge cervello e midollo dai traumi – causata da una lunga permanenza in condizioni di microgravità. L’assenza di peso infatti indurrebbe i fluidi corporei verso l’alto anziché verso il basso, con il conseguente accumulo di liquido nel cranio: la pressione sul cervello e sui bulbi oculari aumenterebbe, con il conseguente appiattimento del margine posteriore della sclera e l’infiammazione del nervo. Per lo studio sistematico di questa patologia nel corpo degli astronauti, gli autori della ricerca sono partiti dalle risonanze magnetiche pre e post volo di cervello e orbita oculare di sette soggetti volati per missioni di lunga durata sulla ISS e nove impegnati in “viaggi” spaziali di breve durata sullo Space Shuttle. Dopo aver confrontato i dati con cura, sono emersi chiaramente i sintomi: appiattimento del globo oculare e protrusione del nervo ottico in associazione con aumenti di volume del liquido cerebrospinale infraorbitale, del liquor ventricolare e del liquido interstiziale del tessuto cerebrale. Dai test si evince tuttavia che gli astronauti delle missioni di lunga durata presentano i cambiamenti più gravi. Ulteriori ricerche metteranno gli scienziati in condizione di elaborare soluzioni a tutela della vista degli “inquilini” del laboratorio orbitante, per preservarne la salute anche lontano dal “rassicurante” peso della gravità terrestre.

Astronauti, occhio alla vista!