Antartide, ghiacciai sotto controllo

La condizione dei ghiacciai della Terra di Palmer (a sinistra), nella Penisola Antartica, e la sua evoluzione nell’arco di un quarto di secolo in rapporto ai cambiamenti climatici: è questo il tema dello studio “Increased ice flow in Western Palmer Land linked to ocean melting”, coordinato dal Centre for Polar Observation and Modelling (CPOM) dell’Università di Leeds e pubblicato il 2 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters. La ricerca, condotta da un team internazionale di studiosi, si è focalizzata su 30 ghiacciai della Terra di Palmer, zona che deve il suo nome all’esploratore statunitense Nathaniel Palmer e che è situata a sudovest della Penisola Antartica. Il gruppo di lavoro ha preso in considerazione il periodo 1992 – 2016, utilizzando i dati di vari satelliti, quali ERS 1 ed ERS 2 (ESA), ALOS (JAXA), Landsat 8 (NASA-USGS) e la coppia Sentinel-1 del programma europeo Copernicus. L’analisi dei dati, cui è stato anche affiancato un modello informatico, ha messo in rilievo che la maggior parte dei 30 ghiacciai ha accelerato il suo scorrimento anche di 30 centimetri al giorno, con un incremento medio della velocità pari al 13%. In base a questo risultato, gli scienziati hanno calcolato che l’aumento della velocità dei ghiacciai ha avuto come conseguenza lo scarico di 15 chilometri cubici di ghiaccio all’anno nell’oceano. Nell’immagine in basso a destra, il movimento del ghiaccio nelle misurazioni dei Sentinel-1 (dati processati da ENVEO – Credits: ESA).

La velocità del ghiaccio, dati da Sentinel-1 processati da ENVEO (Credits: ESA)Questo dato appare più incoraggiante rispetto allo scenario delineato da uno studio dell’Università di Bristol, che prospettava una perdita di ghiaccio pari a 45 chilometri cubici all’anno.La ricerca dell’Università di Leeds, con cui è stata effettuata per la prima volta una mappatura del cambiamento nella velocità del ghiaccio, mostra quindi una situazione più stabile di quanto si ritenesse. La Terra di Palmer, in 25 anni, ha comunque perduto parte della sua copertura glaciale a causa di questi movimenti del ghiaccio, un processo che gli addetti ai lavori definiscono ‘squilibrio dinamico’ (dynamical inbalance). Ad essere colpiti da questo fenomeno sono stati soprattutto i ghiacciai situati a profondità di oltre 300 metri sotto il livello dell’oceano. Lo studio si è soffermato anche sulle temperature dell’acqua oceanica, che ha contribuito a far accelerare lo scorrimento dei ghiacciai; i ricercatori hanno constatato che la copertura glaciale si è mossa attraverso profondi canali rocciosi verso lo strato più caldo dell’oceano. La ricerca, secondo gli autori, sottolinea l’importanza di tenere sotto controllo gli effetti del cambiamento climatico anche in zone così remote e schiude nuovi scenari nell’ambito del monitoraggio ambientale.

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