Ambizione Rosso Marte

Si chiama Rosso Marte ed è l’ultima opera dedicata al pianeta Rosso dal giornalista scientifico Giovanni Caprara. Caprara torna dunque sul rapporto tra l’uomo e Marte, ne scorre brevemente la visione antica, i primi passi di osservazione diretta con Schiaparelli, per passare poi all’esplorazione robotica del pianeta.

Una storia che ha inizio negli anni ’70, a pochi anni dal primo satellite artificiale, ancora meno dal primo essere vivente fuori dall’atmosfera terrestre. Eppure, da quei primi anni ’70 sono passati oltre 40 anni e la conquista umana dello spazio resta ancora lontana. Non lontanissima, il 2030, ma assai più lontana di quanto ipotizzasse Wernher Von Braun, che riteneva tecnologicamente possibile portare l’uomo su Marte per il 1981.

Giovanni Caprara ci narra tutto questo, e ripercorre per noi le tappe della conquista marziana fino ai nostri giorni. Gli abbiamo chiesto se siamo finalmente in dirittura d’arrivo, per quanto ancora lunga sia la strada…

Credo che ci si trovi in un momento particolare e fortunato. In questi anni si sono concretizzate alcune decisioni che sembrano aver prodotto un progetto concreto e credibile per la conquista umana di Marte. Le scelte fatte dall’Amministrazione Obama a partire al 2010, in particolare sia per quanto riguarda gli investimenti nell’esplorazione planetaria, che nella ricerca di un nuovo vettore per viaggi ultralunari, ha portato nel 2015 al concretizzarsi di un disegno che lo stesso Obama ha detto raggiungibile per il 2028. Ovviamente, fatte salve drastiche scelte di Trump per un’altra rotta.

Che ruolo ha avuto, se lo ha avuto, Elon Musk con le sue visioni, perché tale disegno diventasse possibile oltre che credibile?

Musk ha avuto un ruolo fondamentale, per il suo essere un visionario, nel fornire un’idea di futuro che ha affascinato la gente. L’imprenditore di SpaceX sa bene che il suo visionario progetto avrà ragion d’essere solo quando l’investimento pubblico si incontrerà con quello privato. E sa che non può essere un progetto solo statunitense, è necessario il coinvolgimento di altre Nazioni, Europa inclusa. Ma l’essere concreto non gli impedisce di avere una visione, così come l’ebbe, frustrata, Wernher Von Braun, di cui Musk è un grande estimatore. Questo è il fondamentale ruolo di Elon Musk: aver supplito alla mancanza di visione che spesso il mondo della politica spaziale dimentica quanto sia necessario.

Questa scarsa visione rischia di averla anche l’Europa?

Sicuramente sì, e il rischio è che resti indietro. È necessario un cambio di passo, una visione più ampia, come ha ricordato lo stesso presidente dell’ASI, Roberto Battiston. Basti vedere le difficoltà che ha avuto l’Europa a portare avanti il progetto ExoMars. All’Europa manca una visione unitaria e, senza di questa, una visione del futuro.

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