ALMA, sguardo sull’Universo remoto

Ha puntato i suoi occhi sulle pieghe più profonde dell’Universo, rivelando nuovi particolari sulla cosiddetta “età dell’oro” in cui si sono formate le galassie: l’esploratore che ha scrutato lo spazio primordiale è il telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), gestito dall’ESO (European Southern Observatory) insieme ad un team di partner internazionali. Le aree più distanti del cosmo hanno già ‘conosciuto’ lo sguardo elettronico di un manufatto umano, Hubble. Lo storico telescopio spaziale NASAESA, infatti, aveva scandagliato queste zone, realizzando celebri ‘ritratti’ nel 2004 e nel 2012. Nello specifico, la regione immortalata è una porzione di spazio nella costellazione australe della Fornace, che è stata poi definita ‘campo ultra profondo di Hubble’ (Hubble Ultra Deep Field, HUDF in breve). L’area dell’HUDF è stata di nuovo sottoposta ad una campagna di osservazioni, condotte ora con il telescopio ALMA, i cui strumenti hanno consentito agli astronomi di effettuare una mappatura più profonda e nitida nella banda millimetrica. I nuovi dati hanno permesso di abbinare le galassie con oggetti già osservati da Hubble e da altri telescopi e di raccogliere informazioni sul periodo cruciale in cui queste realtà si sono costituite, circa 10 miliardi di anni fa. Sono state infatti messe in relazione le immagini in luce visibile e all’ultravioletto di Hubble con quella nel lontano infrarosso e in banda millimetrica di ALMA.

Telescopio ALMA (Credits. ESO)

Lo studio ha evidenziato, per la prima volta, che il tasso di formazione stellare nelle galassie di giovane età è particolarmente connesso alla loro massa totale sotto forma di stelle. Inoltre, alcune specifiche osservazioni, sempre effettuate con ALMA, hanno messo in luce galassie ricche di monossido di carbonio, gas indicativo di regioni attive per la nascita di nuovi astri.Questo particolare non è facile da individuare con gli strumenti di Hubble, quindi i dati del telescopio andino hanno fornito un contributo rilevante per la comprensione di quei tasselli ancora mancanti nei processi di genesi ed evoluzione delle galassie. I risultati della ricerca, condotta da due team di studiosi, saranno pubblicati sulle riviste The Astrophysical Journal e Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Il lavoro di ALMA sull’Universo distante comunque non si ferma: è in previsione un’ulteriore campagna di osservazioni dell’HUDF, che avrà sempre l’obiettivo di far luce sulla storia della formazione stellare.

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