A caccia di neutrini nel Mediterraneo

(ASI) – KM3NeT, un telescopio per la rivelazione di neutrini di nuova generazione lungo i fondali del Mediterraneo. Questa è la proposta che arriva da un team di scienziati che hanno pubblicato il piano sul Journal of Physics G: Nuclear and Particle Physics.

A quanto pare le acque del Mare Nostrum si prestano particolarmente bene al progetto, che vuole disporre un grande numero di rilevatori di neutrini sott’acqua. KM3NeT sarà composto da 3 blocchi di 115 stringhe contenenti 18 moduli ottici – delle sfere di vetro con dentro 31 tubi fotomultiplicatori – ancorati al fondale.

I neutrini sono particelle subatomiche che viaggiano per lo spazio per la gran parte senza interagire con la materia o i campi magnetici. Osservare la loro presenza è da sempre stato molto difficile dato che la loro individuazione richiede un telescopio molto grande; si ritiene inoltre che possano svelare molti misteri riguardo all’Universo. Spesso arrivano da fonti di particolare interesse come da resti di supernovae e se studiati possono far luce su molti aspetti della fisica atomica.

KM3NeT lavora come i rilevatori di neutrini tradizionali. Queste particelle subatomiche, quando entrano nell’area del telescopio, interagiscono con un nucleo atomico producendo particelle relativisticamente cariche che passando per un medium producono una luce blu chiamata Luce di Cherenkov che viene, infine, rilevata da dei fotosensori posizionati intorno al telescopio.

In questo progetto il Mediterraneo è il candidato ideale, non solo perché è facilmente accessibile, ma raggiunge profondità di diversi chilometri, perfetti per l’osservazione dei neutrini, dove la luce del Sole non arriva ma sufficientemente trasparente per la Luce di Cherenkov.

Il piano proposto dagli scienziati del KM3NeT, che al momento ha raccolto già 31 mln, promette un approccio cost-effective.

A caccia di neutrini nel Mediterraneo