A caccia di molecole organiche

Comprendere i meccanismi di formazione e distruzione delle molecole di gas e polveri nell’Universo remoto. È l’obiettivo che si è dato un team di astronomi dell’University of California, Riverside, in uno studio appena pubblicato su The Astrophysical Journal.

Gli scienziati USA hanno osservato – grazie ai telescopi terrestri Keck, nelle Hawaii, all’Herschel Space Observatory dell’ESA e al telescopio spaziale all’infrarosso Spitzer della NASA -, regioni di polveri dove nascono le stelle, in galassie lontane. A circa 10 miliardi di anni luce di distanza dal Sistema Solare. Le galassie studiate sono state circa 1500, risalenti a quando l’Universo aveva all’incirca tra 1,5 e 4 miliardi di anni di vita.

Gli astronomi si sono messi, in particolare, a caccia di alcune molecole organiche, i cosiddetti idrocarburi policiclici aromatici. Molecole che sulla Terra sono, ad esempio, presenti nei gas di scarico delle automobili. Ma che nello spazio rappresentano alcune tra le componenti delle polveri interstellari. E, secondo gli studiosi, elementi preziosi della chimica della vita.

Per la prima volta gli astronomi hanno, così, misurato variazioni negli spettri di emissione di queste molecole in galassie distanti. “Le nostre conoscenze sulle proprietà e le concentrazioni di queste molecole organiche sono limitate – spiega Irene Shivaei -, prima firmataria della ricerca. Essendo molecole ubiquitarie, è, infatti, piuttosto difficile studiarle nelle galassie distanti”.

Lo studio ha permesso di osservare che questi composti aromatici vanno incontro a distruzione nelle galassie di massa ridotta e con bassa concentrazione di metalli. E che la loro emissione è, inoltre, più debole nelle galassie più giovani.

Queste osservazioni, secondo gli autori, permetteranno di comprendere meglio l’evoluzione e la chimica delle galassie più remote. In attesa di avere più informazioni quando entrerà in funzione, nel 2018, il James Webb Space Telescope.

Crediti Foto: Mario De Leo-Winkler with images from the Spitzer Space Telescope, NASA, ESA and the Hubble Heritage team

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