WTO inguaia l’Europa e l’Italia: dazi Usa al via dal 18 ottobre, trema Made in Italy

Il Segretario di Stato Pompeo conferma: "Nel mirino formaggi e vino". "Difenderemo con tutte le forze le imprese italiane", ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio

Doppio colpo al cuore dell’Europa. Come ampiamente atteso, Gli Stati Uniti potranno imporre dazi per 7,5 miliardi di dollari – che dovrebbero scattare subito, a partire dal 18 ottobre – sulle esportazioni europee, come compensazione per gli aiuti, giudicati illegali, concessi ad Airbus. Lo ha stabilito l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) con una sentenza, arrivata ieri, dall’impatto potenzialmente devastante, andando a coinvolgere diversi settori, da quello aereo a quello agroalimentare e che inevitabilmente colpirebbe al cuore anche il Made in Italy. 

“Una grande vittoria per gli Stati Uniti, una vittoria da 7 miliardi di dollari”, esulta Donald Trump mentre Bruxelles apre le porte al dialogo ma si dice pronta a rispondere colpo su colpo:  “L’Ue è pronta a lavorare con gli Usa per trovare ‘una soluzione equa e equilibrata’ – dice la Commissaria al Commercio Cecilia Malmstroem –  ma se Washington deciderà di imporre le contromisure autorizzate dal WTO, questo spingerà l’Ue in una situazione in cui non avrà altra scelta che fare lo stesso”  

Preoccupazione già espressa nei giorni scorsi e ribadita anche dal Premier Conte: “Confidiamo di poter ricevere attenzione dal nostro tradizionale alleato”, dice. “Difenderemo con tutte le forze le imprese italiane”, ha replicato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ma il segretario di stato Usa Mike Pompeo ha confermato: “La decisione è quella che ci aspettavamo” e “prodotti italiani come vino e parmigiano potrebbero essere nella nostra lista”. 

Nei prossimi mesi, in primavera, è atteso un pronunciamento analogo – questa volta chiesto dall’Europa contro gli aiuti concessi da Washington a Boeing – per quotare il valore delle misure compensative che potrà adottare l’Ue. Una partita che dunque potrebbe alla fine giocarsi in campo “neutro” e avere teoricamente avere somma zero.

NON SOLO DAZI, CAOS BREXIT – In un clima di rallentamento, il verdetto del Wto e la guerra dei dazi in generale contribuiscono allo spettro di una recessione globale, sulla scia del caos sulla Brexit. Sempre ieri, Boris Johnson nel suo discorso al Congresso dei Conservatori, a Manchester ha sfoderato a gran voce e con sempre maggior convinzione il suo slogan “Get Brexit done”  ribadendo che, con accordo o senza accordo, il 31 ottobre il Regno Unito uscirà dall’Unione europea.

Ha messo sul piatto la sua ultima offerta, definendola un “compromesso equo e ragionevole”, ma per molti si tratta di un ultimatum mascherato. Nel caso in cui Bruxelles rimandasse la proposta al mittente, considerando l’entrata in vigore della legge anti-no deal che impedisce all’esecutivo di finalizzare un’uscita disordinata senza chiedere un ulteriore rinvio all’Ue, Johnson chiederà nuove elezioni.

In questo scenario sono andate a picco le Borse europee. Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 2,87%, Parigi il 3,12%, Francoforte il 2,76%. Sprofonda Londra (-3,23%)  

ARRANCA LA GERMANIA – Intanto, pessime notizie anche per la Germania, dove i cinque principali istituti economici tedeschi (Diw, Iwh, Ifo,Ifw e Rwi) hanno tagliato le stime di crescita per il 2019 e il 2020 in vista dell’indebolimento della domanda globale e del persistere delle tensioni commerciali. Per il 2020 la previsione sul Pil è stata tagliata all’1,1% dall’1,8% stimato nello scorso aprile. Per quest’anno si attende una crescita del Pil dello 0,5% (contro lo 0,8% previsto in precedenza), il livello più basso dal 2013.

Il ministro delle Finanze Olaf Scholz, parlando alla tv pubblica ARD, ha comunque assicurato che il Paese sarebbe in grado di gestire una nuova crisi economica, anche se non c’è da aspettarsi di rivivere una situazione simile a quella del 2008/2009. “Siamo ben preparati perché abbiamo buone risorse finanziarie. Se ci sarà una crisi saremo in grado di prendere contromisure, ma al momento la prospettiva è solo di una crescita più debole“, ha detto.

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