Vuoi avere successo? Diventa un parassita

Il comportamento degli organismi invasivi è estremamente efficiente e soprattutto innovativo. Chi vuole fare business deve imitarlo

Innovazione: è la parola chiave per uscire dal pantano della crisi globale.
C’è chi ci crede, e investe di conseguenza, e chi invece rischia di restare indietro. Siano esse aziende o intere economie.

Su BusinessWeek, un articolo dello “specialista di innovazione” (appunto) Henry King, ci offre una grande metafora che spiega filosofia e pratica dell’agire innovativo. E’ semplice: basta copiare i parassiti, quelle forme di vita che meglio sanno rispondere alla rapida mutazione delle condizioni ambientali e che spesso si adattano a situazioni difficili. Così facendo, anche i piccoli possono essere innovativi. Anzi, “piccolo è bello”.

Ecco come imitare la natura, in sei punti

1. Inizia in piccolo.
Le specie invasive arrivano nei nuovi ambienti in dimensioni ridotte e proprio grazie a questo riescono a sopravvivere più a lungo con poche risorse. Agire in piccolo offre gli stessi vantaggi agli innovatori economici. Non solo: “Pensare in piccolo può mettere in luce opportunità di mercato che le grandi imprese di solito tralasciano”.

2. Velocizza il tuo ciclo riproduttivo.
Gli organismi parassitari sviluppano cicli riproduttivi più corti e in anticipo rispetto ai concorrenti autoctoni, cosa che gli permette di sfruttare per primi le risorse energetiche. Nel business, hanno più successo le imprese che riescono a sincronizzare i propri tempi su quelli della clientela, rispetto a quelle che rispondono alla pianificazione interna.

3. Sfrutta gli ambienti degradati e i tempi duri.
Le specie invasive si riproducono soprattutto in ecosistemi disastrati: alluvionati, bruciati, modificati dall’intervento umano. Per esempio, le erbacce crescono bene lungo le linee ferroviarie. L’attuale crisi economica crea simili opportunità per gli innovatori, che possono inserirsì proprio là, dove perdono terreno le imprese colpite dalla recessione.

4. Pensa ibrido.
Ci sono sempre maggiori prove del fatto che l’ibridazione tra specie native e non-native di animali, piante e microbi, di fatto aiuta entrambe le parti. La combinazione tra le caratteristiche autoctone, già predisposte all’ambiente, e quelle importate, capaci di adattarvisi, crea potenzialità maggiori della semplice somma algebrica. Tipico è il caso delle aziende con vocazioni e pacchetti clienti diversi, che si fondono moltiplicando i propri profitti.

5. Sfrutta le risorse sottoutilizzate.
Le specie originarie di un dato ecosistema competono spesso per le risorse più disponibili e abbondanti. Gli “invasori” invece devono spesso accontentarsi delle risorse scartate dagli indigeni. In tal modo, non hanno concorrenti e possono di fatto creare un monopolio. Allo stesso modo, molti innovatori si focalizzano su target trascurati e segmenti sottovalutati.

6. Diventa un invasore seriale.
Le specie invasive non sono tali per sempre. Prima o poi attirano a loro volta predatori, concorrenti, parassiti, virus e imitatori e di fatto diventano parte integrante dell’ecosistema.
Quando questo succede, bisogna andare a caccia di nuove sfide.

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