La vittoria di Obama accende le speranze dei mercati europei. Ecco perché

Dal sostegno all'Euro alle strategie per contenere il debito pubblico, dai tassi alla politica espansiva della Fed. I mercati guardano con favore a Obama, ma la vera sfida si chiama "fiscal cliff"

Le borse europee, all’apertura dei listini, hanno salutato positivamente la conferma di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti.
Il suo secondo mandato da presidente si apre in uno scenario economico che, pur offrendo qualche spiraglio di vitalità resta bloccato da grandi incertezze.
La prima considerazione, condivisa da tutti è che, a prescindere dai diversi programmi, la rielezione di Obama garantisce continuità, elemento prezioso e rassicurante, laddove l’incertezza è uno dei peggiori nemici dei mercati, già alle prese con molteplici elementi fonte di instabilità.

Una sponda Oltreoceano per l’Eurozona

Ed è nel segno della continuità che dovrebbe rafforzarsi l’alleanza già avviata con il sostegno da parte di Obama alle politiche europee di integrazione monetaria. Con Mario Monti l’intesa si è consolidata lo scorso giugno, nel corso di una telefonata da parte del presidente USA al premier italiano per uno scambio di idee sulla situazione economica, in occasione della quale entrambi si sono trovati d’accordo sull’importanza di rafforzare la capacitá della zona euro, di rispondere alla crisi e di stimolare la crescita in Europa. Un imprimatur d’Oltreoceano sull’importanza della tenuta dell’Euro e al tempo stesso, come è emerso nel messaggio lanciato da Washington ad Angela Merkel durante l’ultimo G8, l’idea che non si possa risolvere la crisi solo con il rigore, ma che occorra anche una robusta strategia che favorisca la crescita e l’occupazione.

Politica monetaria
Sul versante della politica monetaria, la conferma di Obama alla Casa Bianca significherebbe anche la prosecuzione di un altro asse, quello tra Federal reserve e Bce. Ben Bernanke ha finora condiviso con il governatore centrale Mario Draghi passi importanti, come lo scudo a protezione dell’euro che ha messo in minoranza i ‘falchi’ della Bundesbank. Inoltre, la politica monetaria espansiva della Fed (contrariamente alla linea promossa da Romney), che ha immesso liquidità sui mercati per far girare l’economia è stata guardata con favore dai mercati.
Il Wall Street Journal prevede che Obama godrà dei benefici di uno scenario con tassi d’interesse straordinariamente bassi per qualche anno.
La Federal reserve, infatti, il cui ruolo è stato più volte determinante per i destini dell’economia globale, ha recentemente annunciato di prevedere il mantenimento di tassi vicino allo zero fino alla metà del 2015 e sta comprando grandi ammontari di titoli di Stato e di obbligazioni legate a mutui per tenere sotto controllo anche i tassi a lungo termine.

Debito pubblico e ‘fiscal cliff’
Promuovere la crescita e diminuire il debito pubblico. Sono due sfide non dissimili da quelle che sta affrontando l’Europa ma che negli USA hanno la spada di Damogle del cosiddetto “fiscal cliff” (precipizio fiscale), ovvero un pacchetto da 600 miliardi di dollari di tagli alla spesa e aumento delle tasse che entreranno in vigore automaticamente nel Paese se il Congresso non agirà, trovando un accordo, entro il primo gennaio. Obama ha sole poche settimane a disposizione per scongiurare il potenziale disastro economico, ma ha ancora di fronte una Camera saldamente in mano ai repubblicani.
La manovra potrebbe costare una seconda recessione agli Stati Uniti la cui onda d’urto lascerebbe certamente un’impronta sulle coste del Vecchio Continente. Obama tenterà di contenere il più possibile i danni del riequilibrio dei conti pubblici e i suoi programmi prevedevano tagli al budget federale meno incisivi rispetto al collega repubblicano.

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