Vinitaly, si beve meno ma meglio. Consumi, business, vini e frodi

A Verona il vino è protaginista. Le cifre sui consumi, i vini, le frodi. Primato mondiale dell'export: nel 2013 + 7,6%

Si beve meno ma si cercano bottiglie di maggiore qualità e sette italiani su dieci (71 per cento) hanno acquistato almeno una volta il vino direttamente dal produttore.
Insieme all’aumento record delle esportazioni di vino made in Italy di oltre il 7 per cento, la vendita diretta infatti ha contribuito a salvare il bilancio di molte aziende vitivinicole e a far salire il fatturato del settore vino al valore record di 9,3 miliardi nel 2013.
Prosegue tuttavia il calo dei consumi interno, che dagli anni ’70 sono scesi da oltre 100 a 21 litri pro capite: le quantità medie consumate in un anno dalle "vecchie generazioni" sono infatti il quadruplo rispetto a quelle consumate dai giovani.La contrazione nel 2013 è arrivata addirittura al 6,5%, penalizzando in particolare i vini rossi e quelli fermi. Colpa della crisi ma soprattutto di un cambiamento nelle abitudini e negli stili di vitadegli italiani.

A conferma della ricerca di una magior qualità giungono i dati sulle tipologie di vino acquistato: il formato più venduto è stato quello delle bottiglie da 75 cl a denominazione d’origine che può contare su una offerta di 73 etichette Docg, 332 Doc e 118 Igt.

I vini più richiesti sono:
Chianti, Lambrusco, Vermentino, Barbera, Bonarda, Montepulciano d’Abruzzo, Nero d’Avola, Morellino e Dolcetto, ma crescono anche il Pecorino, l’Aglianico e il Pignoletto a conferma del successo dei vini autoctoni che ha fatto volare gli acquisti a chilometro zero dal produttore.


I
NUMERI DEL VINO IN ITALIA
Complessivamente, il settore enologico genera un fatturato annuo di 12 miliardi di euro, dà lavoro a 1,2 milioni di addetti, con una crescita del 50% negli ultimi dieci anni, occupati in circa 450 mila aziende tra aziende vinificatrici e agricole.  I dati sono stati diffusi in occasione di Vinitaly (a Verona dal 6 al 9 aprile) il più importante salone mondiale dedicato al vino e ai distillati – oltre 4.100 espositori provenienti da 120 Paesi –  giunto alla sua quarantottesima edizione.

RECORD STORICO PER L’EXPORT
Record storico per il vino italiano all’estero che nel 2013 ha superato i 5 miliardi di euro (+ 7, 3% sul 2012) a fronte di una contrazione del volume che si è fermato a 20,4 milioni di ettolitri (21,3 nel 2012), registrando così, sul fronte delle esportazioni un’impennata del 37% nell’ultimo quinquennio. A fare da traino nella classifica dei Paesi destinazione del nostro vino, Stati Uniti e Germania su tutti che insieme assorbono il 41% del totale esportato con un valore di oltre 1 miliardo di euro. Seguono: Regno Unito con un balzo del +15,4% in valore, la Russia che recupera un +14,4% in valore (114 milioni di euro). Da segnalare anche il doppio segno positivo per la Svezia, settimo partner per l’Italia, dove nel 2013 si sono esporta ti 140 milioni di euro di vino (+15,2%) e quasi 470.000 ettolitri (+11,8%).

PROFESSIONE SOMMELIER
Il settore vinicolo offre ottime opportunità di lavoro, soprattutto per chi ha voglia di andare all’estero. Particolarmente richiesti i sommellier, figure deputate a curare l’acquisto dei vini e la cantina, a prende l’ordine della bevanda e a consigliare la bottiglia giusta ai tavoli dei ristoranti. Ma non solo. Il mercato oggi richiede soprattutto buoni comuncatori del vino, persone che sappiano raccontare all’estero le eccellenze enologiche e gli ottimi prodotti dei vigneti italiani.

LA ‘CANTINA DEGLI ORRORI’
Non mancano le frodi. Dal Bordolino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Meersecco, ma ci sono anche il Barbera bianco prodotto in Romania e il Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense e il Kressecco tedesco nella cantina dell’orrore allestita  dalla Coldiretti nel proprio stand al Vinitaly. La falsificazione colpisce anche i liquori nazionali più prestigiosi come dimostrano il Fernet Veneto e quello Capri rigorosamente Made in Argentina esposti nell’occasione dalla Coldiretti. Se l’Italia resta saldamente il maggior esportatore di vino nel mondo, dove quasi una bottiglia scambiata su cinque è Made in Italy, crescono parallelamente i casi di contraffazione a conferma del fatto che il vino italiano è il più amato, ma anche il più imitato all’estero dove – ha concluso la Coldiretti – sono molte diffuse “copie” che mettono a rischio l’immagine del prodotto e le opportunità di penetrazione dei mercati.

Vinitaly, si beve meno ma meglio. Consumi, business, vini e frodi