Dazi Usa, il mondo del vino italiano contro la decisione di Trump

Una nuova ondata di dazi decisa dall'amministrazione Trump potrebbe causare gravissimi danni al nostro vino

Trema il vino italiano per effetto dei dazi Usa. Una nuova ondata di dazi decisa dall’amministrazione Trump potrebbe infatti causare una improvvisa, e gravissima, battuta d’arresto all’esportazione del nostro vino.

I brand italiani del vino erano scampati alla prima black list che il presidente Usa Trump aveva stilato ad ottobre scorso – erano state invece pesantemente colpite le etichette francesi –, mentre questa volta il destino pare segnato.

Vino primo prodotto del Made in Italy negli Usa

E dire che il vino, nostra indiscussa eccellenza, è il prodotto agroalimentare Made in Italy più venduto in Usa: proprio nel 2019 le vendite verso gli Stati Uniti hanno registrato un’impennata del 5%, dopo il record già raggiunto l’anno precedente pari a un volume di affari di 1,5 miliardi di euro, corrispondenti a oltre 3,3 milioni di ettolitri di vino.

I dazi USA già in vigore, pari al 25% del valore, si applicano su formaggi, salumi e agrumi in arrivo dall’Italia per un valore delle esportazioni che è stato di 468,5 miliardi di dollari nel 2018. Gli Usa sono poi il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore: secondo i numeri di Coldiretti, gli americani apprezzano soprattutto il Prosecco, il Pinot grigio e il Chianti.

Rischio dazi al 100% sul vino italiano

Tutto verrà deciso il 13 gennaio, quando si chiuderà la consultazione pubblica lanciata dallo United States Trade Representative con la pubblicazione di una lista di prodotti che influenzerà la decisione del Dipartimento del Commercio Usa sull’applicazione o meno di nuovi dazi, addirittura fino al 100%, su praticamente tutti i vini europei.

Prima della pausa natalizia la filiera italiana del vino aveva scritto una lettera al ministro degli Esteri Luigi Di Maio per sollecitare un’azione del governo italiano, in assist con Bruxelles, sugli enormi rischi di una seconda ondata di dazi. Un dazio del 100% estrometterebbe dal mercato i vini italiani con conseguenze disastrose per le imprese, i viticoltori e i territori.

La mobilitazione del mondo del vino italiano

Sia Federvini che l’Uiv (Unione Italiani Vini) si sono da subito mobilitati presso le istituzioni nazionali ed europee sollecitando un dialogo attivo con i partner americani, “per scongiurare un danno enorme e ingiustificato nei confronti del mondo del vino italiano”. E si sono moltiplicati a catena appelli e petizioni provenienti dal mondo del commercio.

Uiv ha lanciato un’azione di lobbying senza precedenti, in coordinamento con gli importatori americani, supportati anche dall’Ambasciata d’Italia a Washington, verso i consumatori americani e gli operatori della filiera della ristorazione e della distribuzione, affinché partecipino alla public consultation facendo sentire la propria voce a Trump.

Una petizione per dire no ai dazi

Sulla piattaforma Change.org troviamo anche la petizione di un centinaio di vignaioli italiani, guidati da Antonio Fino, produttore e docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che in pochi giorni ha messo insieme quasi 4mila firme, per chiedere alle istituzioni italiane di farsi carico del problema.

La tutela del business e dei posti di lavoro negli Usa potrebbe essere l’unica arma a disposizione per convincere Trump a cambiare strada.

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