Truffe con app e servizi a pagamento non richiesti: perquisita la sede di Wind Tre

La Procura di Milano sta indagando su un business illecito da milioni di euro a danno di centinaia di utenti, che si sono visti attivare senza consenso servizi sui propri cellulari

Un business illecito di truffe da milioni di euro, a danno di centinaia di utenti di compagnie telefoniche, che si sono visti addebitare servizi a pagamento senza aver mai dato il proprio consenso a riceverli: a svelarlo è stata la Procura di Milano, che ha messo sotto indagine undici persone.

La sede legali di Rho della Wind Tre è stata oggetto di perquisizioni e sequestri da parte degli uomini del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza. I magistrati hanno anche inviato una lettera all’Autorità garante per le comunicazioni in relazione alla posizione di Vodafone, Tim e di un’altra società.

La truffa

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, bastava che i consumatori visitassero un sito web perché si ritrovassero a essere abbonati automaticamente a un servizio mai richiesto, che prevedeva l’addebito settimanale sul proprio conto telefonico di una somma di denaro per ricevere notizie, oroscopi, meteo, gossip, suonerie, video e altri contenuti ancora.

La tecnica utilizzata viene definita “Zero Click”, perché l’abbonamento fraudolento scattava automaticamente, senza nemmeno la necessità di cliccare su banner pubblicitari o altri contenuti.

La truffa, secondo i riscontri della Procura, non si è interrotta neppure durante il periodo dell’emergenza sanitaria. Contribuivano al business illecito milionario anche le attivazioni dei servizi VAS sulle connessioni mobili usate tra macchine per lo scambio di dati (le “machine to machine”, o M2M), attuate come sempre senza alcun consenso da parte degli utenti.

Le indagini

Le ipotesi di reato sul tavolo della Procura sono frode informatica ai danni dei consumatori, intrusione abusiva a sistema telematico e tentata estorsione contrattuale commessa da tre persone, anche con ruoli dirigenziale, di Wind Tre, in concorso con aggregatori/hub tecnologici e content service provider (CSP).

Undici le persone indagate, mentre, secondo le indiscrezioni circolate in queste ore, sarebbero stati sequestrati preventivamente 12 milioni di euro a una società con sede a Roma, la Pure Bros Mobile spa: la stessa azienda sarebbe indagata per “accesso abusivo a sistema informatico”. L’ipotesi sarebbe che quella somma di denaro derivi proprio dei servizi erogati senza autorizzazione ai clienti “degli operatori di telefonia mobile Wind, Tim e Vodafone” almeno fino al 30 ottobre 2019.

Procura: cybercrime “il terzo problema del mondo”

Secondo Francesco Greco, procuratore della Repubblica di Milano, occorre “una responsabilizzazione delle piattaforme digitali usate dalle società multiutility che permettono a queste situazioni di proliferare. Se non si pone un controllo, si crea una asimmetria di potere tra gli enormi agglomerati economico-finanziari e i cittadini, che diventano oggetto delle peggiori scorrerie”. E ha sottolineato: “Il consumatore ignaro è esposto a siti falsi, che erogano servizi falsi”

“Sono convinto che il cybercrime e la frode siano la vera caratteristica della moderna criminalità: dopo i disastri ambientali e climatici sono il terzo problema del mondo”, ha affermato il Procuratore. Un problema che, tuttavia, “non è percepito come tale né nella cultura generale né nelle forze dell’ordine”, ha aggiunto Greco, che per contrastare tali reati ha fortemente voluto l’istituzione di un quarto dipartimento della magistratura inquirente milanese, affidato all’Aggiunto Eugenio Fusco.

Tra le vittime della truffa c’è stato proprio il procuratore Greco, secondo quanto da lui raccontato in conferenza stampa: tempo fa, infatti, si è accorto di pagare “20 euro al bimestre per l’acquisto di giochi con addebito a società off shore”, senza averne mai dato il consenso. “L’ unica consolazione”, ha osservato, “è che in questo tipo di operazioni a danno del consumatore c’è molta democrazia“, visto che “può capitare al procuratore della Repubblica di Milano, come al vecchietto”.

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