Superbonus, importanti novità sulla cessione dei crediti

Da un lato la situazione sponda banche sembra sbloccarsi parzialmente, mentre dall'altro cresce l'incertezza per quanto riguarda le responsabilità in caso di accertata frode

Dopo la corsa alle richieste e l’incredibile successo dei primi mesi si è passati allo stallo totale, finendo addirittura con configurare il rischio di perdita di denaro per i contribuenti e di fallimento per le imprese edilizie. La spinosa parabola del Superbonus 110% non è però ancora giunta al termine e pone ancora una volta al suo centro il nodo della cessione dei crediti (ne abbiamo parlato anche qui).

Da un lato la situazione sponda banche sembra sbloccarsi parzialmente, mentre dall’altro cresce l’incertezza per quanto riguarda le responsabilità in caso di un’accertata frode.

Il cammino del Superbonus

La misura era stata pensata e introdotta nel 2020 dal secondo Governo Conte per far ripartire l’economia del comparto edilizio, travolto da una crisi che dura ormai da anni e dal contemporaneo stop ai lavori imposto dalla pandemia Covid. Il risultato è stato raggiunto, se si pensa che le ultime stime in merito mostrano un valore economico generato pari a 124,8 miliardi di euro, pari al 7,5% del Pil (di cui 56,1 per effetto diretto, 25,3 per effetto indiretto e un indotto di 43,4 miliardi). Un bilancio che ha spinto anche il successivo Esecutivo presieduto da Mario Draghi a confermare il Superbonus, stanziando altre risorse oltre a quelle già messe a bilancio.

Il grande vantaggio del bonus era rappresentato dalla possibilità di poter ristrutturare senza spese la propria abitazione, sia sotto il profilo dell’efficientamento energetico sia della messa in sicurezza sismica. Il tutto grazie al sistema della cosiddetta “cessione del credito”, regolamentato dall’articolo 121 del Decreto Rilancio in base al quale il cittadino può usufruire del contributo sotto forma di una detrazione fiscale diretta al 110% dalle tasse oppure tramutare l’imposta spettante in credito. Il che apre due possibili vie ai richiedenti:

  1. trasferire il contributo al fornitore che ha effettuato gli interventi, godendo di uno sconto in fattura;
  2. cedere il contributo alle imprese, istituti di credito o altri soggetti.

Poi è però subentrato lo stallo (a rischio il rifinanziamento? Ne abbiamo parlato qui). Chi ha cominciato i lavori e attualmente ha il cantiere bloccato per l’impossibilità di ottenere la cessione, non solo rischia di non vedere mai concluse le opere, ma se ha già ricevuto dallo Stato il credito per l’accertato avanzamento lavori (possibile quando le opere sono concluse al 30 e al 60%) rischia di dover restituire le somme unitamente alle sanzioni.

Le novità sulla cessione dei crediti

Dal 20 agosto è in vigore la norma che consente alle banche di immettere sul mercato anche i crediti fiscali maturati prima del 1° maggio 2022, che fino ad allora rappresentava il limite temporale stabilito. La tappa precedente, coincidente con la conversione in legge del Decreto Aiuti, è stata testimone di una piccola modifica al Decreto Antifrodi che in parte alleggeriva i vincoli alla cessione dei crediti, che li limitava a due.

Da luglio, inoltre, in virtù della legge 15 luglio 2022 n. 91, le banche possono cedere ulteriormente il credito a tutti i soggetti loro clienti, ad eccezione dei consumatori: quindi a società, professionisti e partite IVA.

Il nodo delle frodi fiscali

Dall’altro lato è ancora incerta la determinazione delle responsabilità in caso di un’accertata frode fiscale. La circolare n. 23/E dell’Agenzia delle Entrate, pubblicata a giugno, non contribuisce purtroppo a diradare i dubbi. In essa si legge infatti che, in caso di attività illecita nella cessione dei crediti, risultano responsabili anche gli intermediari finanziari, i quali assolvono compiti di verifica.

In attesa di un chiarimento da parte delle istituzioni, banche e intermediari continuano a non acquistare crediti perché incapaci di stabilire come e a chi cederli. In altri casi va anche peggio: i crediti vengono svalutati oltremodo per creare uno scudo da eventuali rischi. Si calcola che ogni 110 euro gli istituti di credito ne pagano 97, contro i 100-103 di poco tempo fa.

Cantieri e miliardi: i numeri del Superbonus

A luglio, secondo gli ultimi in circolazione, risultavano conclusi lavori per 28,2 miliardi di euro, con una spesa prevista per lo Stato di 31 miliardi. Ma le opere ammesse a detrazione sono molte di più: il controvalore è di 39,8 miliardi e la spesa di 43,7 miliardi. Da questi numeri si comprende la gravità della circostanza.

Secondo Nomisma, “ogni euro investito dallo Stato ne ha generati tre”. Stando all’ultimo rapporto di Enea su luglio 2022, a fronte di circa 240mila asseverazioni totali, sono stati ammessi a detrazione importi (per lavori realizzati) per oltre 28 miliardi e investimenti per quasi 40 miliardi di euro. Circa la metà (19,4 miliardi) di questi ultimi sono relativi a interventi sui condomini.