Superbonus, spunta a sorpresa mini proroga: cosa cambia ancora

Ancora una novità: si ipotizza il rinvio delle Cilas, le Comunicazioni di inizio lavori asseverati. Linea dura per gli amministratori di condominio che dichiarano il falso

La parabola infinita del Superbonus 110% si arricchisce di un nuovo capitolo, registrando l’ennesimo cambio di rotta. Dopo le forti pressioni della maggioranza, il Governo Meloni ha accolto l’ipotesi di un mini rinvio per la presentazione delle Comunicazioni di inizio lavori asseveratati (Cilas) dal 25 novembre al 31 dicembre 2022 (dell’ipotesi di una proroga avevamo parlato anche qui).

Il tutto nonostante la chiusura di pochi giorni fa da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari (Fratelli d’Italia).

Il mini rinvio Cilas: cos’è e come funziona

È un emendamento al Dl Aiuti quater a prevedere “la proroga del termine di presentazione della Cilas dal 25 novembre a fine anno, fermo restando che le assemblee condominiali dovranno aver deliberato entro i termini indicati nel decreto stesso”. Questo significa che i condomini dovrebbero aver deliberato entro il 25 novembre per ottenere lo sgravio al 110% e non al 90%.

Parallelamente si assiste a una svolta più severa, fino alla linea dura, per quanto riguarda le responsabilità dell’amministratore di condominio: se quest’ultimo dichiarerà il falso nella certificazione, commetterà un reato. Nel mirino in particolare finirà la verdicità sulla data di adozione della delibera per rientrare nel 110%, invece che nel 90%.

Spunta inoltre l’ipotesi di un coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti. “Ben venga la proroga sulle Cilas per andare incontro a chi non è riuscito a presentarle regolarmente entro il 25 novembre, finendo di fatto in un imbuto“, ha dichiarato Guido Quintino Liris (FdI), uno dei due relatori del testo. “Ho però personalmente preso un impegno con i rappresentanti delle imprese per riaprire la partita degli F24, superando i timori della Ragioneria in relazione alle interpretazioni di Eurostat“. In alternativa, ha concluso, “siamo pronti a studiare il possibile coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti, come una sorta di riferimento di ultima istanza” (norme antincendio, il Superbonus è sinonimo di sicurezza?).

Il nodo dei crediti

Un altro emendamento mira invece allo sblocco dei crediti d’imposta, a firma del senatore di Forza Italia Claudio Lotito. Attualmente i crediti non possono essere impiegati in compensazione, come moneta fiscale. In questo senso il Ministero dell’Economia vuole cautelarsi, interpellando direttamente Eurostat per capire se sia sostenibile la possibilità di compensare automaticamente una quota dell’1% degli F24 presi in carico dalle banche per i versamenti fiscali e contributivi dei clienti con i crediti da bonus edilizi.

Se sarà accolta la proposta di modifica alla Manovra, i crediti saranno considerati come “attribuiti al fornitore che ha applicato lo sconto sul corrispettivo e ai cessionari a titolo originario e indipendentemente dalla spettanza della detrazione di imposta a favore del relativo beneficiario”. I crediti, viene specificato, “vanno sempre considerati come esistenti, pienamente spettanti e legittimamente compensabili da parte del fornitore e dei cessionari”. La norma in discussione separerebbe dunque il credito di imposta (reso appunto indipendente) dalla detrazione. Tradotto: in caso di frodi e annessi sequestri riguardanti il Superbonus, il credito sarebbe salvo.

È stata invece giudicata finanziariamente insostenibile per le casse dello Stato la proposta parlamentare di arrivare a una compensazione bonus in F24 fino al 10%. L’esigenza principale del Tesoro è avere una “copertura preventiva” al netto di un altro parere da parte di Eurostat, per scongiurare il pericolo di una riclassificazione dei crediti come debito pubblico.

Le ipotesi sugli importi sequestrati

E veniamo proprio al tema degli importi oggetti di sequestro, che al momento superano i 3,5 miliardi di euro complessivi. A occuparsene, oltre al già citato emendamento Lotito, è anche la proposta di modifica a firma di Matteo Gelmetti (Fratelli d’Italia), che prevede l’introduzione di una norma interpretativa con valore retroattivo.

L’obiettivo è “annullare” gli effetti delle sentenze della Cassazione in base alle quali i sequestri di crediti fiscali legati a frodi possono coinvolgere anche coloro che li hanno acquistati in buona fede. La responsabilità, e dunque l’applicazione del sequestro, verrebbe riconosciuta solo in caso di utilizzo del credito in modo irregolare o in misura maggiore rispetto all’importo ricevuto.