Superbonus, come cambia e chi avrà più vantaggi dal bonus

Il programma elettorale del centrodestra punta a riformare i bonus edilizi e la riforma del Superbonus potrebbe penalizzare dei contribuenti

La festa per la vittoria alle elezioni politiche dello scorso 25 settembre è ormai alle spalle per il centrodestra che deve ora rimboccarsi le maniche per prepararsi all’inizio dei lavori in Parlamento. In attesa dell’insediamento del nuovo Governo, con la nuova squadra di ministri che verrà decisa dal presidente del Consiglio (vi abbiamo parlato del toto-ministri del governo Meloni e i possibili nomi), l’esecutivo che verrà deve fare i conti con le emergenze e, soprattutto con le scadenze ereditate dal governo Draghi.

Su tutte, per il bene dell’economia del Paese, c’è da risolvere la grana bollette, ma anche mettere mano ai bonus edilizi. Con alcuni in scadenza e altri bloccati, come per il Superbonus, per Meloni e i suoi saranno mesi di fuoco da qui alla fine del 2022.

Superbonus, cosa cambia con Meloni

Al momento, ovviamente, tutto si basa su quelle che sono state le promesse elettorali del centrodestra e di Fratelli d’Italia che, nella coalizione, ne è uscito vincitore. Dal partito della leader Meloni, infatti, ci si attende un restyling del bonus che ancor oggi fatica a decollare e risulta ricco di criticità. Come vi abbiamo raccontato, col nuovo Governo il bonus cambierà drasticamente e da parte del premier in pectore sono arrivate delle indicazioni.

L’idea, infatti, è quella di differenziare il bonus in base al reddito del beneficiario o al tipo di immobile oggetto dei lavori, cercando di non creare nessun tipo di discriminazione economica. Attualmente, per come conosciamo la misura, la norma prevede una progressiva riduzione delle aliquote in modo che nel 2024 il superbonus scenda al 70% e si riduca al 65% l’anno successivo.

Il progetto della destra che ha vinto le elezioni, secondo le promesse elettorali, è una revisione totale dell’intero sistema dei bonus edilizi, che non dovrebbero superare l’80 % delle spese sostenute, agevolando prevalentemente le prime case. Ma la diminuzione delle aliquote, ad ora, è vista come una criticità in quanto porterebbe netti vantaggi per alcuni fruitori del bonus e, di conseguenza, vedrebbe svantaggiati altri.

Superbonus, chi ha vantaggi

Con la misura oggi in atto chi usufruisce del superbonus ha diritto alla restituzione del 110% di quanto speso, portando dunque il contribuente a non avere nessun interesse a contrattare sui prezzi delle opere che sono aumentati a dismisura. Ma andando a toccare le aliquote, da qui in avanti verranno salvaguardati i diritti di chi ha già avviato i lavori, mentre per chi non ha ancora cominciato l’aliquota sarebbe più bassa. Ciò quindi comporterebbe che recuperando meno di quanto speso, chi avvierà i lavori in futuro si troverà con meno soldi in tasca.

La criticità della misura sta quindi nel suo essere “regressivo”, ovvero favorire chi ha più soldi. Al momento, come sottolineato dal Corriere della Sera, infatti, diminuire le aliquote non avrebbe alcun impatto su chi ha un reddito elevato mentre, di contro, porterebbe i meno abbienti a rinunciare alla misura. Avere un bonus all’80% significa quindi che su una spesa di 50.000 euro per un appartamento in condominio permetterebbe di avere un ritorno di 40.000 euro e una perdita di almeno 15.000. Infatti tra i 10.000 che il Fisco non riconosce e almeno altri 5.000 per il costo della cessione (abbiamo parlato qui del caos della cessione del credito sul Superbonus), chi vive in una casa popolare è tutt’altro che incentivato a spendere i soldi per l’intervento edilizio.