Superbonus, altre novità: attenzione alla cessione del credito

Con l’ultimo decreto Aiuti approvato dal governo e la successiva circolare dell’Agenzia delle Entrate, sono molte le novità che riguardano cittadini e imprese

“La situazione è grave ma non è seria” diceva una delle penne più ficcanti e raffinate del panorama culturale italiano, Ennio Flaiano. In questo caso però vale la pena prendere per buoni entrambi gli aggettivi, perché la spinosa impasse in cui si ritrovano ad oggi i conti pubblici del nostro Paese non permette di essere presa sottogamba. Anche perché a rischio ci sono le finanze di milioni di cittadini che in questi mesi hanno deciso di usufruire del Superbonus 110% previsto dal governo.

A volerlo (e poi a realizzarlo) è stato il secondo governo guidato da Giuseppe Conte, che in accordo con il Partito Democratico dell’allora segretario Nicola Zingaretti scrisse e approvò l’agevolazione che permette di rinnovare ed efficientare condomini e singole abitazioni: il tutto con una spesa minima per i cittadini e facendo lavorare decine di migliaia di imprese in tutta Italia, con lo Stato (e soprattutto le banche) a fare da garante per quanto riguarda i conti.

Superbonus, il monito di Draghi e il pericolo per le coperture: chi rischia davvero?

Una misura pensata per far ripartire l’economia del comparto edilizio, provato da una crisi che dura ormai da anni e dal contemporaneo stop ai lavori imposto dall’emergenza pandemica. Il risultato è stato raggiunto, se si pensa che le ultime stime in merito mostrano un valore economico generato pari a 124,8 miliardi di euro (di cui 56,1 mld per effetto diretto, 25,3 mld per effetto indiretto e un indotto di 43,4 mld). Un bilancio che ha spinto anche il successivo esecutivo presieduto da Mario Draghi a confermare il Superbonus, stanziando altre risorse oltre a quelle già messe a bilancio.

Ma è stato proprio l’ex capo della Bce che – durante il suo discorso “di congedo” tenuto al Senato in occasione della crisi di governo – ha rimarcato come molte cose non stiano procedendo nel modo sperato, esponendo le finanze pubbliche e private a dei rischi davvero molto pericolosi, che probabilmente in pochi avevano preso in considerazione nel momento della stesura primaria del provvedimento. E infatti, nel corso dei mesi non si contano più le modifiche e gli aggiustamenti che i tecnici dei ministeri competenti (quello dell’Economia e quello dello Sviluppo Economico) hanno dovuto apportare al testo iniziale.

La questione della cessione del credito e i timori degli italiani per il Superbonus

Ad oggi il nodo principale rimane quello della cessione del credito. A luglio, secondo gli ultimi in circolazione, risultavano conclusi lavori per 28,2 miliardi di euro, con una spesa prevista per lo Stato di 31 miliardi. Ma le opere ammesse a detrazione sono molte di più: il controvalore è di 39,8 miliardi e la spesa di 43,7 miliardi. Da questi numeri si comprende la gravità della circostanza.

Infatti, chi ha cominciato i lavori e attualmente ha il cantiere bloccato per l’impossibilità di ottenere la cessione non solo rischia di non vedere mai concluse le opere, ma se ha già ricevuto dallo Stato il credito per l’accertato avanzamento lavori (possibile quando le opere sono concluse al 30 e al 60 per cento) rischia di dover restituire le somme con l’aggiunta di sanzioni. A lanciare l’allarme negli ultimi giorni è stata l’Ance (l’Associzione Nazionale dei Costruttori Edili), ma assieme a quella dei suoi portavoce si moltiplicano gli appelli del mondo delle imprese e dei professionisti del settore affinché si trovi in tempi rapidi il modo di sbloccare la situazione.

Superbonus, come funziona la cessione del credito e quali sono i soggetti interessati

Dunque il quadro allo stato attuale appare quanto mai delicato sotto molti punti di vista. Ad oggi la dinamica che intercorre tra i diversi soggetti coinvolti è questa: il committente (ossia il privato cittadino che – tramite un apposito professionista – chiede l’agevolazione per predisporre i lavori) può scegliere se cedere il credito a un qualsiasi soggetto o farlo a favore dell’impresa che effettua i lavori in cambio di uno sconto in fattura: dopo che questa prima operazione è stata concordata, chi ha ottenuto il credito può utilizzarlo o cederlo a sua volta solo a un soggetto vigilato, sia esso una banca, un’assicurazione o una società finanziaria autorizzata.

Successivamente, questo ente può esso stesso effettuare una sola cessione a un altro soggetto vigilato; se chi riceve questa terza cessione è ancora una volta un istituto bancario, esso può cedere il credito un’ultima volta alla propria clientela. E qui interviene l’ultimo decreto Aiuti, approvato dal governo ancora in carica proprio in quei giorni di massima tensione tra i partiti vissuto a metà luglio. La nuova legge prevede infatti che venga data la possibilità alle banche di effettuare la quarta ed ultima cessione dei crediti ai loro clienti cosiddetti “professionali” e alle partite Iva, indipendentemente dalla data in cui sia maturato il credito.

Cosa cambia per il Superbonus con il decreto Aiuti approvato dal governo

Con questo provvedimento l’esecutivo tenta così di aiutare le banche nello smaltire l’immensa mole di credito accumulata in questi mesi. Ma gli istituti – prima di dare il via libera alle operazioni – vogliono maggiori assicurazioni: i loro timori riguardano soprattutto l’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate, emanata in data 23 giugno, con cui si richiede alle istituzioni finanziarie un’elevata diligenza professionale per evitare di essere considerate responsabili in solido di eventuali illeciti, con il rischio di vedersi sequestrare le somme nei cassetti fiscali.

Nel testo vengono individuati i profili per cui le banche devono esercitare la massima vigilanza: alcuni, come l’assenza di documentazione o il non aver terminato i lavori non costituiscono un problema, perché nessuna banca darebbe il benestare alla cessione se si verificassero queste condizioni. Ma ci sono anche aspetti che lasciano ampi margini di incertezza interpretativa: in particolare, l’incoerenza patrimoniale tra il valore dei lavori e la situazione reddituale e patrimoniale dei beneficiari.

Ma rientra in questa categoria anche la discrepanza tra importo delle opere e valore dell’immobile per cui vengono eseguite. Ad esempio, è questo il caso di vecchi casolari per cui occorrono interventi molto dispendiosi ma che sono abitati da persone a basso reddito: nel caso in cui i lavori presentassero irregolarità, la banca verrebbe ritenuta corresponsione. Per questo – avverte l’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana – servirebbe una definizione più precisa dei limiti entro cui si possono accettare le cessioni senza rischi.