Superbonus 110%, fa discutere la circolare AE: a rischio palazzi con uffici e negozi

Sta facendo parecchio discutere l'ultima circolare emanata dall'Agenzia delle Entrate riguardo al tanto ambito superbonus al 110% per l'efficientamento energetico e la messa in sicurezza sismica

Sta facendo parecchio discutere l’ultima circolare emanata dall’Agenzia delle Entrate riguardo al tanto ambito superbonus al 110% per l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza sismica. Tra le righe della circolare, infatti, sembrerebbe scorgersi una limitazione che, se confermata, creerebbe non pochi problemi a tutti coloro che pensavano di poter beneficiare delle agevolazioni per le ristrutturazioni.

In sintesi, l’ecobonus al 110% potrebbe non essere concesso se in un condominio ci sono più uffici e negozi che abitazioni. Ricordiamo che le sanzioni in caso di false dichiarazioni sono davvero pesantissime.

I dubbi relativi alla circolare sul superbonus

Nel provvedimento l’Agenzia delle Entrate introduce una distinzione tra edifici condominiali a prevalente destinazione residenziale ed edifici condominiali che invece non sono a prevalente destinazione residenziale. Nel primo caso si tratta di quei palazzi in cui la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza all’interno dell’edificio è superiore al 50%. Se invece gli appartamenti in cui abitano le famiglie rappresentano meno della metà della superficie dell’edificio, il palazzo non viene più considerato residenziale.

Spiega il Centro Studi Eutekne, che sta per pubblicare un approfondimento proprio sull’utilizzo del superbonus, che se l’edificio condominiale è a prevalente destinazione residenziale sarebbe possibile ammettere al superbonus al 110% tutti i proprietari e i detentori di unità immobiliari che sostengano spese per interventi agevolati sulle parti comuni dell’edificio, cioè sia i proprietari e i detentori di unità immobiliari residenziali sia i proprietari e i detentori di unità immobiliari non residenziali, come uffici e negozi.

Se invece l’edificio non è a prevalente destinazione residenziale, e dunque ci sono più uffici e negozi che appartamenti, è possibile ammettere all’ecobonus al 110% solo i proprietari e i detentori di unità immobiliari residenziali che sostengano spese per interventi agevolati sulle parti comuni dell’edificio, mentre i proprietari e i detentori di unità immobiliari non residenziali ne resterebbero esclusi rispetto alle spese che sostengono anch’essi, per quota parte, su quei medesimi interventi sulle parti comuni dell’edificio.

Quote di maggioranza più basse in assemblea, ma…

Nonostante l’Esecutivo abbia deciso, con il decreto Agosto, di abbassare la soglia di maggioranza in assemblea condominiale per l’approvazione delle ristrutturazioni energetiche e sismiche, portandole a solo un terzo dei millesimi, ferma restando la presenza in assemblea di almeno la metà dei condomini, non potendo ottenere l’ecobonus al 110% previsto dal Governo come misura post-Covid è probabile che sarà difficile per un condominio in cui c’è un numero prevalente di uffici e negozi riuscire a deliberare i lavori.

Eutekne sottolinea che il decreto Agosto “non pone distinguo di sorta circa la natura e composizione dell’edificio condominiale, dovendosi dunque ritenere che il superbonus al 110% possa competere anche nel caso in cui il condominio non sia a prevalente destinazione residenziale e finanche nell’ipotesi di edificio suddiviso in una pluralità di unità immobiliari nessuna delle quali sia a destinazione residenziale”.

Cosa che, peraltro, sarebbe coerente con il fatto che il superbonus è stato pensato per aumentare le agevolazioni previste per interventi essenzialmente riconducibili alle discipline dell’ecobonus e del sismabonus, aventi entrambe un ambito oggettivo che comprende non soltanto gli interventi effettuati su immobili a destinazione abitativa, ma anche su immobili aventi altre destinazioni. Si attende, comunque, un ulteriore chiarimento dell’Agenzia delle Entrate a tale proposito.

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