Seconda ondata Covid, disastro Italia: le previsioni Osce sul Pil

Nel suo ultimo report l'Osce prevede un crollo del Pil italiano ai livelli di addirittura 20 anni fa. Ecco cosa dobbiamo attenderci, e come potremmo salvarci

Una catastrofe, per di più annunciata. In caso di seconda ondata di Covid, l’Italia sprofonderebbe ai livelli non di 20 anni fa, come qualcuno annunciava, ma ben 30. Il Pil pro-capite italiano, in termini reali, nel 2020 scivolerà attorno ai livelli del 1993.

La previsione Osce

La previsione arriva nientemeno che dall’Osce, che dipinge un quadro davvero impietoso per il Belpaese. Nel 2019 il Pil reale pro-capite italiano era già tornato ai livelli del 2000, come aveva segnalato l’Ocse stesso. Ma nell’Economic Outlook semestrale appena diffuso si prevede per quest’anno una riduzione del Pil dell’11,3%, a causa della pandemia, e addirittura del 14% nel caso di una seconda ondata di contagi Covid.

Le previsioni, che tutto sommato sembrano migliori di Francia (-11,4% e -14,1%) e Spagna (-11,1% e -14,4%), restituiscono la fotografia di un Paese, che, come sappiamo, è entrato prima nella crisi sanitaria ed è anche uscito un po’ prima. Non solo: che, anche, è stato in grado di contenere l’epidemia al Nord del Paese, anche se la Lombardia è stata la regione più colpita, mentre in Spagna la crisi ha colpito duramente sia Madrid sia Barcellona, cioè entrambi i maggiori centri economici del Paese, spiega il responsabile Osce per l’Italia Tim Bulman.

Secondo il report, nel 2021 la situazione dovrebbe migliorare leggermente, ma resterebbe ancora sui livelli di fine anni Novanta (1997-98).

Paura per il debito pubblico

L’altra dolorosissima spina nel fianco per noi è sempre il debito pubblico, che a causa del Coronavirus potrebbe sfiorare il 170% del Pil. Spiega Bulman che il debito sale così tanto perché c’è una caduta del Pil nominale causata da uno shock temporaneo sull’attività. “Nel 2021 ci sarà un miglioramento man mano che l’attività riparte”.

Deficit e debito sono necessari per quest’anno e il prossimo per sostenere la domanda e gli investimenti, ad esempio nelle infrastrutture, chiarisce Bulman. E l’italia dovrebbe comunque riuscire a sostenerne l’aumento, e continuare a finanziarsi a tassi ragionevoli, come avviene ora grazie alla Bce.

Il modo migliore per ridurre il debito resta, comunque, quello di alzare il livello del Pil, anche passando da una maggiore partecipazione al lavoro, in particolare delle donne e al Sud. In sostanza, facendo riforme importanti.

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