Quanto costano all’Italia i ritardi del vaccino anti Covid e come ne usciremo

Quanto ci costano i ritardi nella distribuzione dei vaccini contro il coronavirus e il prolungamento delle misure di contenimento per fermare la diffusione del contagio?

Quanto costano all’Italia le restrizioni per contenere la diffusione del coronavirus? Quanto potremmo risparmiare con una copertura vaccinale che garantisca l’immunità di gregge? Ogni settimana di prolungamento delle norme anti Covid, spiega uno studio di Euler Hermes, del gruppo Allianz, fa perdere all’Unione Europea lo 0,4% del Pil nominale. L’attuale ritardo di 5 settimane nella distribuzione e dunque nella somministrazione dei vaccini ha già causato una flessione di 2 punti percentuali, equivalenti a ben 90 miliardi di euro.

Il costo economico dei ritardi equivale a quattro volte il costo dell’acquisto dei vaccini. Significa che fare investimenti per accelerare i piani vaccinali e la produzione dei sieri potrebbe far risparmiare ai paesi membri dell’Ue quattro volte le perdite dovute ai rallentamenti. Che oggi hanno superato già il totale degli aiuti che arriveranno agli stati con il Recovery Fund.

L’emergenza coronavirus costa all’Italia 2 miliardi di euro a settimana

Non ricevere le giuste dosi di vaccino anti Covid significa vaccinare meno e con meno frequenza, e dunque prorogare le misure come il lockdown e le chiusure mirate. In Germania farlo costa ogni settimana 2,8 miliardi di euro, in Spagna e Francia 3 miliardi di euro. In Italia il costo del sistema dei colori, con la zona gialla, la zona arancione e la zona rossa, costa allo Stato 2 miliardi di euro ogni sette giorni.

E non finisce qua. La crisi provocata dal coronavirus ha portato il debito pubblico dell’Italia al 160% del Pil. Secondo le previsioni più ottimistiche ci vorranno 12 anni, e investimenti importanti tramite i soldi del Recovery Fund, per tornare a livelli pre-crisi del debito. Più realisticamente si tornerà a cifre simili al passato in 20 anni.

Come usciremo dalla crisi economica innescata dalla pandemia di Covid

Il premier Mario Draghi dovrà quindi affrontare due problemi nell’immediato: la crescita debole, rallentata ulteriormente dall’emergenza sanitaria, e gli enormi costi delle chiusure dovuti ai ritardi nel piano vaccinale. Secondo quanto previsto dai ricercatori europei, nel primo trimestre del 2021 ci sarà un ulteriore calo nella produzione di oltre un 1 punto percentuale.

Per fare fronte agli ingenti costi, il governo potrebbe agire principalmente sulla tassazione e tagliare alcune misure di stimolo e alcune voci della spesa pubblica. Senza interventi mirati, l’Italia sarà tra gli ultimi Paesi in Europa a raggiungere livelli pre-crisi del Pil nel 2023, con oltre un anno di ritardo rispetto agli altri membri dell’Ue.

 

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