Ristori ter, cosa succede agli aiuti se la Regione cambia “colore”

In vista di passaggi di regioni in "colori" diversi, si pone il problema per l'operatore economico che si ritrova l'attività in una differente zona di rischio

Per beneficiare delle misure di sostegno, previste dai decreti “Ristori bis” e “ter”, bisogna avere in molti casi il domicilio fiscale o la sede operativa nelle cosiddette zone “rosse” o “arancioni”. Requisiti questi, in buona parte dei casi essenziali per accedere agli aiuti per la crisi alla crisi determinata dal Covid-19, che però possono portare a confusione e complicazioni con il passaggio di una regione in una diversa fascia di rischio epidemiologico.

Ristori ter, cosa succede agli aiuti se la Regione cambia colore: i rischi

Criterio territoriale, fondamentale anche per il contributo a fondo perduto, come spiega la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone: “La classificazione delle Regioni nei vari colori (giallo, arancione e rosso) crea diversi problemi applicativi per le richieste del contributo.”

“È quanto mai necessario introdurre una esplicita previsione normativa – è l’appello di Calderone – perché l’adeguarsi alle disposizioni in base al colore di appartenenza della regione in cui si opera e sulla base di singole scelte dell’imprenditore è rischioso. E non può che rivelarsi foriero di contenzioso”.

Ristori ter, cosa succede agli aiuti se la Regione cambia colore: i decreti

I due nuovi decreti hanno allargato i sostegni ad altre categorie escluse dal primo decreto ristori ed esteso i contributi alle attività che subiranno maggiormente gli effetti delle nuove restrizioni nazionali e locali.

Per gli esercenti già beneficiari del primo contributo previsto dal decreto rilancio, che dalle misure restrittive hanno subito ulteriori perdite di fatturato, il ristoro viene aumentato del 50%. Ne fanno parte, ad esempio, gelaterie e pasticcerie, bar e altri locali senza cucina e alberghi.

L’aumento del contributo previsto dal “Ristori bis” riguarda coloro che si trovano nelle cosiddette zone arancioni e nelle zone rosse, ma nell’allegato 2 al provvedimento, il decreto ha allargato la possibilità di accesso al fondo perduto ad altre attività che hanno subito limitazioni della sola zona rossa.

Le attività con calo di fatturato individuate, invece, con il codice Ateco nell’allegato 1 del decreto, possono chiedere il beneficio a prescindere dal luogo in cui svolgono l’attività.

Il “Ristori ter” è intervenuto a includere poi tra i beneficiari del contributo a fondo perduto le attività di commercio al dettaglio di calzature e accessori operanti nelle zone rosse.

Gli ostacoli si pongono nel momento in cui c’è il passaggio per un esercente della propria attività da una zona all’altra di rischio.

Il decreto che stabilisce i criteri di assegnazione in fasce delle regioni, infatti, rinvia alla classificazione di volta in volta aggiornata con le ordinanze del Ministero generando difficoltà applicative ed escludendo le aree successivamente interessate dalle restrizioni con le ordinanze del ministro della Salute, come stabilito del Dpcm del 3 novembre 2020 e del decreto ristori bis.

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