Fase 2, rimborso abbonamento mezzi ai pendolari pre-Covid: l’ipotesi del Governo

Prima della pandemia, 33 milioni di italiani si spostavano regolarmente e almeno 3 milioni usavano ogni giorno tram, autobus e filobus. Come funzionerà il rimborso

Tra le ipotesi contenute nella bozza da 770 pagine compilata dai Ministeri in vista del “Decreto Rilancio”, spunta anche l’ipotesi di rimborso dell’abbonamento dei trasporti per i pendolari che, da quando è scoppiata la pandemia, non hanno più potuto usufruirne per spostarsi a bordo dei mezzi pubblici.

Rimborso per gli abbonamenti non più usufruiti

Per ora è ancora un’ipotesi, come del resto lo è tutto il documento trapelato ieri sui giornali, che, spiegano fonti del ministero dell’Economia, è ancora del tutto provvisorio e come tale va preso. Ma la misura potrebbe riguardare milioni di italiani che, per motivi di lavoro o per recarsi a scuola, prima del lockdown usufruivano regolarmente di bus, metro, treni e vaporetti.

Italiani, un popolo di pendolari: i dati Istat

Secondo un rapporto dell’Istat che analizza il periodo precedente lo scoppio della pandemia di Covid-19, in Italia i pendolari per motivi di studio o di lavoro sono più di 30 milioni: nel 2019, infatti, si sono spostati ogni giorno 22 milioni di persone per andare a lavoro e 11 milioni per andare a scuola, per un totale di 33 milioni di pendolari. La metà risiede nelle regioni del Nord e 10 milioni nel Mezzogiorno. Si sono spostati fuori dal proprio comune 12 milioni di occupati e 3,5 milioni di studenti.

In particolare, secondo il report nel corso del 2019 hanno usato tram, autobus e filobus 3 milioni di persone tutti i giorni e 3 milioni più volte alla settimana. Nelle regioni del Nord lo hanno utilizzato 1,5 milioni di persone di 14 anni e più tutti i giorni e 1,4 milioni più volte a settimana; al Centro 740 mila e 700 mila; al Mezzogiorno 670 mila e 770 mila. In treno hanno viaggiato 500 mila persone tutti i giorni al Nord e 470 mila lo hanno preso più volte a settimana; al Centro 220 mila tutti i giorni e 230 mila più volte alla settimana; al Sud e nelle Isole 170 mila tutti i giorni e 250 mila più volte alla settimana.

E mentre nel 2019 hanno utilizzato i mezzi pubblici per recarsi al lavoro circa 2 milioni di persone, hanno optato per auto o moto circa 16,5 milioni di persone.

Come funzionerà il rimborso

Il documento con le proposte dei Ministeri ipotizza che il rimborso sarà valido per i servizi di trasporto pubblico con qualsiasi modalità di trasporto (ferro, gomma o via acqua). Sarà restituito il corrispettivo speso per la parte di abbonamento non usufruita, purché acquistato entro il 10 marzo 2020 e purché l’abbonamento fosse in corso di validità nei mesi di stop per l’emergenza.

Con la Fase 2 (qui lo speciale QuiFinanza), ad essere rientrati in movimento per recarsi a lavoro sono circa 3 milioni di persone, ma, secondo le prime stime, soltanto una minoranza netta di loro sta utilizzando i mezzi pubblici, dove è più difficile azzerare il rischio contagio: lo fa solo il 10%, cioè 300mila persone.

Tra le proposte al vaglio del Governo sulla mobilità, c’è anche l’ipotesi di concedere un “bonus bicicletta” per favorire la mobilità alternativa: per ora, si è parlato di un bonus di 200 euro (ma che potrebbe arrivare fino a 500) per incoraggiare l’acquisto di biciclette tradizionali e biciclette con pedalata assistita. In alternativa, il ticket potrà essere usato anche per l’acquisto di altri veicoli elettrici per la mobilità personale, come monopattini elettrici, segway, hoverboard.

Un’altra opzione sarà quella di utilizzare il “bonus bicicletta” per i servizi di car sharing o scooter sharing. Sulle modalità di distribuzione ci sono ancora dei dubbi, ma una ipotesi è che il bonus possa essere erogato sotto forma di rimborso, quindi dopo l’acquisto.

 

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