Reddito di Cittadinanza, niente taglio a settembre: dopo il caos l’Inps ammette l’errore

A partire dal mese di settembre l'RdC avrebbe dovuto subire un importante taglio nel caso in cui l'importo disponibile non venga prelevato o speso per intero. Ma qualcosa è andato storto.

A partire dal mese di settembre il Reddito di Cittadinanza avrebbe dovuto subire, come anticipato da QuiFinanza, un importante taglio nel caso in cui l’importo disponibile non venga prelevato o speso per intero. Ma qualcosa è andato storto. L’Inps ha infatti ammesso sulla propria pagina Facebook ufficiale di aver fatto un errore.

Come funziona il taglio al Reddito di Cittadinanza

Il taglio del Reddito di Cittadinanza, che ad agosto a visto un boom di richieste che ha portato i beneficiari a 3 milioni di persone, è stato previsto dal decreto attuativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 giugno. La norma prevede che ciò che avanza del Reddito di Cittadinanza e non viene speso o prelevato dai beneficiari venga tagliato fino ad un massimo del 20% nel mese successivo.

Non solo: il decreto introduce anche un taglio con cadenza semestrale per la parte che eccede l’importo mensile del’RdC. La decurtazione semestrale partirà da febbraio 2021.

Il taglio mensile, invece, che avrebbe dovuto partire a settembre e che invece viene rimandato di un mese, presuppone che la verifica dell’effettiva spesa mensile venga effettuata confrontando il saldo sulla carta Rdc nell’ultimo giorno del mese, al netto di eventuali arretrati erogati nel semestre in corso o precedente, e l’importo del beneficio mensile erogato nel mese. Se il saldo risulta superiore, la differenza è sottratta dal sussidio erogato nel mese successivo, oppure, se non capiente, dalla disponibilità della carta fino a capienza.

Quando non scatta il taglio

La decurtazione si effettua tenendo conto di due eccezioni:

  • il limite massimo dell’importo sottratto non può superare il 20% del beneficio mensile erogato e non speso;
  • la decurtazione non scatta se l’importo è inferiore al 20% del beneficio minimo, pari a 8 euro.

L’errore dell’Inps

Ma per questo settembre l’Inps fa sapere che non effettuerà ancora nessun taglio, quindi l’importo verrà erogato come prima.

A seguito della prima applicazione del calcolo relativo alla decurtazione stabilita dalla norma, infatti, è emersa l’esistenza di alcune tipologie di modalità di spesa che richiedono un ulteriore affinamento del meccanismo di calcolo, spiega l’Istituto.

Pertanto, per il momento, a causa di questo errore tecnico e “non di legge”, l’Inps ha deciso di annullare le decurtazioni e le disposizioni di questo mese, che saranno inviate a Poste italiane per intero.

L’Istituto precisa che chi desideri ricevere un chiarimento tramite Facebook deve necessariamente aprire un thread personale, e non rispondere ai commenti di altri utenti.

Cosa succede in caso di interruzione o cessazione del beneficio

E cosa succede in caso di interruzione nell’erogazione o cessazione del beneficio? Il decreto ministeriale ha previsto una specifica disciplina di esonero delle decurtazioni in questi casi.

In particolare, in caso di interruzione delle erogazioni per rinnovo del RdC o di decurtazione di intere mensilità di beneficio, nonché di sospensione delle erogazioni del beneficio per altra motivazione, le decurtazioni mensili e semestrali sono sottratte dal beneficio spettante nel primo mese successivo alla sospensione ovvero, se non capiente, dalla disponibilità della carta fino a capienza.

In caso di cessazione del beneficio, invece, decorso un semestre dall’ultima erogazione, il Gestore della carta provvede in ogni caso alla disattivazione della stessa, indipendentemente dalla presenza di disponibilità residue.

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